Libera satira in libero mio pensiero…qualche riflessione su Charlie Hebdo

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Non ero Charlie ieri, non lo sono oggi e non lo sarò domani, pur condannando nella maniera più totale quanto dovettero subire quel maledetto giorno di gennaio  nella loro redazione parigina.

Gli scettici troveranno conferma all’interno del mio articolo scritto il 9-01 in seguito all’attentato (https://ranieramorbellirocknroll.wordpress.com/2015/01/)

Non sono rimasta turbata per ciò che ho visto. La vignetta incriminata (successivamente ne è stata aggiunta una seconda con sottotitoli per i più duri di comprendonio) sul terremoto non ha minimamente offeso il mio senso patriottico, per il semplice fatto che ritengo che ciò che è stato disegnato è di per sé poca cosa e non dovrebbe minimamente far indignare una persona intelligente, dato l’elevato tasso di faciloneria e qualunquismo del contenuto. Dove sta la novità, dove sta l’irriverenza, dove sta lo shock? Nel raffigurare gli italiani terremotati con un piatto di pastasciutta in testa e nel chiamare in causa la mafia?

Beh…se questo è l’apice del loro estro creativo siamo messi male, e penso che la satira intelligente, quella che ti arriva dentro, come un pugno nello stomaco  inducendoti a pensare sia ben altra cosa. Prende di mira i potenti conoscendoli in maniera profonda, li coglie nei loro punti deboli. La satira disarma e colpisce, per questo ritengo che forse quelli di Charlie Hebdo avrebbero bisogno di una reale conoscenza di tutta la nostra storia.

Quando nel lontano 1997 andai in gita nella sublime e indimenticabile Parigi con i miei compagni di classe ricordo perfettamente di come al nostro passare per stradine e mercatini venissimo più volte apostrofati con frasi sempre uguali, quali: “Italiani…Pizzà! Maffià!”. Niente di nuovo, dunque:  dopo 20 anni, lo stereotipo non è cambiato e certamente non solo a causa nostra.

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La satira è satira mi è stato detto, e non guarda in faccia nessuno e poi quelli di Charlie Hebdo “hanno sempre fatto così con tutti”. Poco male, se questo è il loro modo di lavorare nulla da eccepire, se non per il fatto che, se da un giorno all’altro anche a noi italiani venisse in mente di fare satira (e dunque informazione e cultura) alla stessa maniera, le reazioni sarebbero ben diverse e di portata  mondiale.

Se all’indomani dei fatti tragici di Nizza, per fare un esempio, al Forattini, Staino, Bobo di turno fosse mai venuto in mente di raffigurare in mezzo alla gente morta per strada bidet che piovevano dal cielo, (stereotipo forse troppo banale e sempliciotto quello dei bidet di cui sono sprovvisti? Senza ombra di dubbio, il loro degli spaghetti e delle lasagne non è da meno), si sarebbe scatenato il pandemonio non solo in Francia ma nel mondo intero e il vignettista italiano incriminato avrebbe probabilmente smesso di lavorare per il resto dei suoi giorni, con tanto di licenziamento del direttore della testata giornalistica rea di aver pubblicato simile orrore. Se nel Belpaese, mentre i poveri familiari piangevano ancora i loro morti, ci fossimo mai permessi di sentenziare sulle mancate norme di sicurezza francesi con vignette sempliciotte saremmo stati bollati all’istante come “i soliti beceri italiani”.

Noi invece cosa facciamo? Cornuti e mazziati, ci cospargiamo ulteriormente il capo di cenere preoccupandoci pure di difenderli. E non solo asseriamo che   hanno ragione e fanno bene a disegnarci così, ma anche che CE LO MERITIAMO TUTTO quello che è successo e, “mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa”, siamo talmente indietro e ignoranti da non essere neanche in grado di capire il loro raffinato “senso of humor”.

Ecco, io credo che sarebbe forse opportuno fare due riflessioni in più su questa grave patologia che ci affligge, quella dell’eterno complesso di inferiorità nei confronti di chicchessia, e non solo sui nostri svariati vizi e vizietti.  Le nostre caratteristiche di pressapochisti, furbetti e furfantelli le conosciamo alla perfezione senza alcun bisogno di essere messi alla berlina e giudica ti in maniera così prevedibile e superficiale da chi di lezioni non è assolutamente titolato a darne. Quando forse all’estero cominceranno ad aver voglia di conoscere un po’ più approfonditamente la nostra storia che è millenaria e va ben oltre il solito clichè di pizza, mafia, pasta e mandolino, allora FORSE ne riparleremo e potremo pure riderci su.

Nessuno di noi, italiani “brava gente”, impedirà mai a  Charlie Hebdo, di disegnare o scrivere ciò che meglio crede. Libertà di espressione sempre, ma senza per questo credere che siamo tutti talmente uguali e ottusi da non essere in grado di comprendere la loro arte e i loro poteri di super eroi, al di sopra del bene e del male: liberi loro  di continuare a fare il loro mestiere,  liberi noi di non apprezzarlo, senza  senso di colpa  e timore alcuno.

 

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I Mondiali visti da una profana

Italia fuori dal Mondiale

Ma non sarà ancora un po’ presto per tirare le fila di questo Mondiale 2014? Non per l’Italia che in seguito ad un girone davvero deludente se ne ritorna a casa con le pive nel sacco e l’amaro in bocca.

Lo abbiamo dovuto constatare in più occasioni, gli ottavi sono un vero dilemma per noi, che anche nei momenti migliori, ci siamo spesso arrivati per il rotto della cuffia, ma questa volta ci avevo davvero sperato, dopo la prima bella vittoria contro l’Inghilterra. “Se abbiamo affrontato bene la partita d’esordio con l’Inghilterra, è un ottimo segno” mi sono detta, ma ahimè, è cosa risaputa che nel calcio tutto può sempre succedere, che l’impossibile diventa possibile e che si deve dire “fine”, soltanto al termine della partita. E così è stato.

BalotelliPosso parlare solo in base alle mie sensazioni, perché  giudizi tecnici non sono certo in grado di darne, ma da profana del calcio, mi sento di dire che ce ne andiamo dal Mondiale meritatamente. Che l’ultimo arbitraggio possa essere stato abbastanza discutibile lo ritengo anch’io, il cartellino rosso a Marchisio mi ha lasciato perplessa, soprattutto in un contesto da campo di battaglia dove se ne sono viste di tutti i colori, morsi compresi e su quest’ultimo argomento andrebbe aperta una parentesi mai più finita; mi limiterò ad osservare che evidentemente lo sport non è cosa per tutti, e che determinati personaggi dovrebbero stare in un centro di sanità mentale a sfogare la violenza repressa, e non certo su un campo a tirare calci al pallone.  Ma a parte questo, rimane il fatto che le squadre valide e affiatate sono in grado di vincere le partite a prescindere da arbitraggi più o meno imparziali. Troppe volte negli ultimi anni mi sono ritrovata ad assistere a salottini post partita dove si parlava più di malasorte e arbitri cattivi, che di giocatori scadenti.

Quello che ho visto martedì 24, sempre da inesperta osservatrice di partite, è stata una squadra non solo deludente, ma completamente spaesata e per nulla battagliera. Una squadra quasi rassegnata, o meglio poco interessata a quello che stava facendo e attaccata alla maglia più in conferenza stampa e su Twitter, che sul campo. Una squadra di molto inferiore a buona parte di quelle che ho visto competere nei vari gironi. Si è parlato molto del problema del clima, così caldo e umido da impedire di correre a chi non ci è abituato, eppure altrettante squadre, certamente non avvezze a climi tropicali, hanno corso instancabilmente fino alla fine e giocato egregiamente. Hanno disputato competizioni degne di chiamarsi tali, hanno fatto il mestiere per cui sono pagati e fatto divertire, regalando emozioni ai loro tifosi. Penso alla solita Germania, eterna candidata alle semifinali, a un’Olanda di supereroi in forma smagliante, all’odiata e sempre rivale Francia, che si è ritrovata in un girone non difficile, ma che in ogni caso ha fatto il suo dovere, vincendo due partite su tre con un 3 a 0 contro l’Honduras e un 5 a 2 contro la Svizzera.

Olanda, gol di testa

Tutto da rifare per noi, cacciati dal Mondiale per la seconda volta consecutiva; campioni del mondo nel 2006 e finalisti agli europei del 2012, abbiamo ben poco da riflettere perché di filosofia inutile e spiccia  forse ne abbiamo fatta fin troppa, in quello ci siamo dimostrati dei geni.

“La palla, la palla è rotonda” ci ha cantato Mina fino allo sfinimento in questa avvilente edizione mondiale, e partendo da questo semplice concetto vi conviene ripartire, cari giocatori griffati, profumati e imbellettati più della Paris Hilton dei tempi migliori. Il genio e la follia non ci sono mai mancati, e più di una volta ci hanno portato lontano, forse va ritrovata la voglia non solo di vincere, ma anche di lottare con le unghie e coi denti per meritare la vittoria.

Meno dichiarazioni, meno foto su Facebook, meno tweet, meno gossip… più gambe, più cuore, più audacia, e soprattutto più orgoglio.