Il Sanremone va avanti da sè…

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Un Festival di Sanremo tradizionale quello di quest’anno, in diversi momenti talmente tradizionale da rasentare il noioso, ma tutto sommato onesto. Carlo Conti sta facendo il presentatore, alla sua maniera da diligente  impiegato RAI, affiancato dalle due vallette  (che non sono vallette) Emma Marrone e Rosalba Pippa  con cui può dormire sonni tranquilli perché non hanno offerto e non stanno offrendo colpi di scena, se non per quel che riguarda l’abbigliamento tipico di chi non conosce l’eleganza e una serie di battute degne di un animatore alla festa delle medie (e quindi, sai che risate!). Decisamente più dentro al ruolo, la piccante Rocio Munoz Morales che, in ogni caso, come le sue colleghe e il presentatore stesso, non può fare a meno di leggere dall’inizio alla fine Santo Gobbo Suggeritore.

Emma Marrone

Devo essere sincera: per la prima  volta in 30 anni, appena avuto notizia di chi avrebbe presentato e, a grandi linee, di chi avrebbe concorso alla 65esima edizione della nota kermesse sanremese, avevo deciso che non avrei guardato nemmeno una puntata, ma poi…la curiosità uccise la gatta, e così eccoci qua. Ho aspettato che si arrivasse quasi alla fine per potermi fare un’idea sulla qualità delle canzoni, proprio per il fatto che mi è capitato spesso di ascoltare dei testi per la prima volta e non avere alcun tipo di sensazione, cambiando poi idea in positivo al secondo e terzo ascolto. In linea di massima, per quel che mi riguarda, anche per la musica  vale sempre la regola che la prima impressione è quella che conta  e quindi, quando un pezzo è davvero valido, ti deve colpire e conquistare sin dalle prime note, e sicuramente quest’anno non è andata così. Dover constatare che su 20 partecipanti l’unico portatore sano di grinta è stato Nek, il bravo ragazzone di Sassuolo, la dice già lunga sul livello di verve di queste serate. Confidavo molto su Irene Grandi che ha portato un pezzo piacevole, con una canzone che pareva scritta da Ligabue (in questa sua ultima fase un po’ decadente) ma che certo non ha spaccato, come aveva fatto invece qualche anno fa con “La cometa di Halley”. Non posso dire di non aver trovato del buono in alcune canzoni: tema dominante come sempre l’amore, in tutte le sue forme e misure, e non c’è niente di male, anzi penso sia giusto così. Lo abbiamo constatato più volte che i rari tentativi di fare musica impegnata o d’élite all’interno del contesto leggero del Festival, sono spesso andati a farsi friggere e sono risultati spesso ben più banali del consueto e rassicurante parlar di amanti che si baciano tra le stelle, farfalline birichine, girasoli che non ridono e mani intrecciate sullo sfondo di nuvole al sapor di panna montata.

Sanremo 2015

Chiaramente, da brava e assidua ascoltatrice, ho voluto fare anche io il mio toto-vincitori, stilando due personali classifiche,  una “emotiva” che rispecchia il mio gusto personale e una “razionale”, che cerca di essere più obiettiva. La mia “pancia” di donna che ama immedesimarsi in ciò che ascolta, assicura dunque il podio a Nesli con la passionalità di “Buona fortuna amore”,  preceduto da Bianca Atzei  con la struggente “Il solo al mondo” e da “Straordinario” di  Chiara che con la sua voce bella e potente, gioca in maniera sapiente con un pezzo grazioso e soprattutto piacevole da un punto di vista musicale. La mia classifica “razionale”  premia invece l’essenza vintage di Annalisa e la sua “Una finestra tra le stelle”, riconferma Chiara, ma al secondo posto, e assicura la medaglia d’oro al super in forma  Nek con l’orecchiabilissima “Fatti avanti amore”. Premio a parte della critica a Malika, che con “Adesso e qui” porta un pezzo piuttosto pretenzioso, ma obiettivamente più originale rispetto agli altri. Non si preoccupi troppo chi non è d’accordo con me, perché come ogni anno i miei pronostici non troveranno conferma e non azzeccherò nemmeno un titolo. Appuntamento questa sera sul mio divano, a rifarmi gli occhi con la performance di Gianna Nannini che con il suo battesimo all’Ariston saprà sicuramente confortarmi delle successive incazzature che mi prenderò, inorridendo di fronte alla consacrazione a nuove star della musica italiana de Il Volo (belli di mamma, pizza, mandolino e mafietta), Moreno (sia maledetto chi gli ha fatto credere di essere bravo e pure figo, perchè purtroppo lui ci ha creduto e ancora ci crede ) e Marco Masini, che con questa nuova aria da saggio e il piglio intimista, si assicurerà pure il premio della critica…povero mondo e poveri noi!

Viva i romantici, viva i più semplici

Sono un’amante della semplicità da sempre, la semplicità vera, quella pura che non va confusa con la banalità. Dire le cose in modo chiaro e limpido è spesso molto difficile, mentre si possono usare i concetti più incomprensibili e artefatti per non comunicare assolutamente nulla e per nascondere in modo subdolo il vuoto più totale. Ho spesso questa sensazione quando leggo certi libri o ascolto certe canzoni. Vedo tanta spocchia, uno scopiazzamento pedestre e malfatto di un certo tipo di letteratura, un darsi tante arie senza alcun merito. Checco Silvestre, il cantante dei Modà non è certamente uno che se la tira, scrive in modo semplice e a volte sì, alcuni pezzi un po’ banali lo sono, ma alla fine con lui riesco ad andare oltre perchè apprezzo quello che mi racconta e soprattutto come me lo racconta: con sensibilità e in maniera onesta . Il pezzo Se si potesse non morire, arrivato terzo a Sanremo era bello e intenso per me e avrebbe dovuto vincere, partendo dal presupposto che di norma le canzoni interessanti e innovative da un punto di vista testuale e musicale a Sanremo non vincono mai, in caso contrario la mia preferenza sarebbe caduta su Daniele Silvestri o Max Gazzè che meritavano il premio della critica a questo punto. Elio è stato sopravvalutato ed in questo pensiero so di essere impopolare, dal momento che ha avuto l’apprezzamento di tutti, in particolar modo dal pubblico giovanile che lo ha definito un genio assoluto. Quanta ansia che abbiamo sempre di gridare al fenomeno, io invece rimango dell’idea che i geni sono altri e in giro se ne vedono ben pochi; certamente ne abbiamo un disperato bisogno, così tendiamo ad accontentarci. Siamo talmente assuefatti all’ordinario che anche un battito di ciglia è in grado di scomporci. Di questi tempi e soprattutto in questo preciso momento storico mi aspetto altro dalla musica italiana d’autore, mi aspetto un senso, una storia, una traccia che mi faccia riflettere e che magari mi lasci qualche messaggio, non per forza impegnato o positivo intendiamoci, ma un segno, qualcosa che mi faccia capire che in Italia i pensieri e le parole sono ancora importanti e hanno un valore.

Festival di Sanremo

Se si potesse non morire è a mio avviso un testo perfettamente in linea con il Festival di Sanremo, una canzone intima e sentimentale. Un testo certamente non erudito, molto malinconico e nostalgico riservato a chi ama ricordare. A quei romantici a cui Checco ha dedicato il suo ultimo album, a quelli che amano le canzoni evocative che regalano immagini nitide, velocemente proiettabili nel proprio cinema mentale.

Se si potesse non morire… voi ci avete mai pensato? Io sì.

Avrei ancora vicino le persone che amo e che invece ho perso per sempre, questo è il mio primo pensiero. Non avrei più paura di stare male e vedere gli altri soffrire, ogni dolore sarebbe affrontabile e superabile, non esisterebbe più il concetto di tempo, tutto sarebbe proiettato all’infinito, e non ci sarebbero più limiti. Tutto fattibile prima o poi senza vincoli, scadenze e programmazioni. E poi, “avessi il tempo per pensare un po’ di più alla bellezza delle cose”, sarei sicuramente meno inquieta e meno scontenta, perché mi basterebbe davvero poco per stare bene, saprei dare un senso più importante a ciò che mi viene concesso in modo disinteressato e del tutto gratuito, come un abbraccio, uno sguardo, un tramonto, il mare di notte. E se le rose potessero fiorire senza spine, amerei senza il timore di ferirmi, ma forse lo farei con meno passione, senza riuscire ad imparare nulla dal dolore. Se gli animali mi potessero parlare realizzerei sicuramente un grande sogno, anche se temo che le loro opinioni non mi farebbero piacere. Gli animali sono maestri di vita da cui c’è molto da imparare, sono creature perfette al di sopra del bene e del male, con un codice comportamentale molto ben strutturato. Gli animali sono una poesia tutta da interpretare per le persone che hanno voglia di andare oltre.

E poi “dormire al buio senza più paure.”

Vorrebbe dire  svegliarsi al mattino senza brutti pensieri, con nuove speranze e aspettative, essere in grado di affrontare con determinazione i molti temporali che ti sorprenderanno durante il tuo cammino. Se li condividerai con qualcuno ne subirai il fascino, se sarai da solo acquisirai coraggio…in qualsiasi modo ne varrà la pena.

Emma, Arisa, Noemi: mi piacciono le donne che vincono con la voce e non con la…farfalla

La musica è finita, quella di Sanremo si intende e Emma Marrone si porta a casa la medaglia d’oro in questa ultima e tormentata kermesse sanremese. Finale completamente al femminile, un bel tris di donne, oltre alla vittoria di Non è l’inferno di Emma,  la medaglia d’argento è andata ad Arisa con La notte e quella di bronzo alla rossa Noemi con Sono solo parole. Chi si è lamentato del poco spazio dato alla musica ha clamorosamente sbagliato o polemizzato inutilmente: sono state serate intense dove più che mai la canzone italiana è stata la protagonista principale.

Non sono mancati i diversivi. Tante chiacchiere sulla vicenda Celentano, pochi concetti e battute pecorecce da parte dei nuovi/vecchi comici a corto di idee (Geppi Cucciari esclusa)  e soprattutto tante, tante inutilità in merito al  volgare coup de théâtre di Belen Rodriguez. Già, perché a partire da mercoledì notte la maggior parte dei giornali e dei programmi televisivi, ha avuto un bel da fare su un argomento che di culturale ed artistico aveva ben poco: il vestito della Rodriguez. I dibattiti “intelligenti” in merito erano d’obbligo e la domanda nasceva spontanea:  la “nobildonna” argentina ce le aveva le mutande  oppure no? Chissà se lo saranno domandato anche i censori RAI, chiamati apposta per sovraintendere alla rassegna e per fare in modo che non venissero dette cose fuori luogo. Evidentemente lo stesso discorso non è valso per il buon gusto nel vestire, bocche cucite, ma “patonze” di fuori perchè la mercificazione del corpo femminile non è mai un problema. Il pubblico maschile ha apprezzato e in fondo che male c’era? La donna è meglio nuda che vestita e il maschio latino è verace,  lassista al 100%, basta che non gli tocchi la mamma, la sorella e la fidanzata/moglie.  E quello che forse mi sconforta di più è che non sono solo gli uomini  a pensarla così, ma anche moltissime donne che scambiano l’esibizionismo con l’emancipazione e si prestano consenzientemente ad un gioco che ci fa tornare indietro tutte di 10.000 anni.

Che i vestiti incriminati  fossero d’alta moda non ci piove, erano pure molto belli e che si sia visto qualcosa o meno alla fine conta ben poco, non è quello il punto, è il messaggio che passa che è deprimente. Abbiamo lottato ferocemente per far sentire la nostra voce, per i nostri diritti e la nostra emancipazione, eppure non è servito un granchè se una donna incantevole come Belen Rodriguez utilizza questo genere di squallidi escamotage per attirare l’attenzione su di sé, senza averne nessun bisogno tra l’altro. Lo ha fatto consapevolmente, lo ha detto e se ne è vantata asserendo che la televisione è spettacolo e anche la provocazione ne fa parte. Beh, sarò impopolare, ma ritengo che questo genere di teatrini, di provocatorio abbiano ben poco. Sono banali e non fanno un bel servizio alla figura femminile, ma anzi la sminuiscono perché  le donne, quelle vere, hanno altre armi per farsi apprezzare e la signorina Rodriguez, oltre ad aver dato un esempio di scarsa eleganza, ha dimostrato di essere la prima ad avere ben poca fiducia nelle sue reali capacità artistiche. Aggiungo che una donna intelligente, una vera professionista dovrebbe conoscere perfettamente anche l’importante concetto del senso del luogo e lei non l’ha fatto, al contrario si è dimostrata totalmente inconsapevole, scambiando l’Ariston, uno dei teatri più celebri d’ Italia, per un fatiscente Night Club di provincia. Non si trovava lì per presentare uno spettacolino di serie B, ma Sanremo, il Festival della Canzone Italiana. Per fortuna ci hanno pensato i suoi compagni di avventura a fare bene il loro mestiere e far parlare la musica, rinunciando volentieri a qualche articolo scandalistico in più sui giornali. È andato tutto bene alla fine, anche se forse mi aspettavo qualcosa di più. Non è stata una delle edizioni più scoppiettanti, non sono rimasta colpita da nessun pezzo in particolare, tante canzoni orecchiabili ma nulla che spiccasse. Ho apprezzato l’originalità dell’ eliminata Irene Fornaciari, la profondità e il feeling del duetto Dalla-Carone, la grinta di Dolcenera, la spiritualità di Eugenio Finardi, la classe di Nina Zilli e dei Marlene Kunz, anche se il pezzo con Sanremo non aveva niente a che vedere. Che dire invece della vincitrice e delle sue colleghe finaliste? Tre brave ragazze ( che non guasta mai) che fanno onestamente il loro mestiere e propongono pezzi destinati a rimanere nella memoria per una stagione, forse due; tre ragazze provenienti da tre diverse “fabbriche sfornatalenti”, AmiciX Factor e Sanremo Lab. Dicono che, volenti o nolenti, dobbiamo accettare che il futuro della musica passi attraverso i programmi televisivi, ma personalmente non ne sono ancora così sicura. Li seguo con curiosità, se un pezzo mi piace lo scarico (mai lo comprerei) e lo ascolto, ma la cosa finisce lì. Sarò antica, ma continuo a pensare che gli artisti veri sono altri, non devono necessariamente passare per la televisione se vogliono lasciare un segno indelebile della loro presenza e della loro poetica. I ragazzi che escono dai Talent Show non fanno certo del male a nessuno, ma oltre a non essere minimamente fondamentali, mi sembrano più dei burattini in mano ai produttori e alle case discografiche che li utilizzano per risollevare le loro sorti e per migliorare la loro posizione, acquisendo notorietà. Questa la realtà dei fatti da qualche anno a questa parte: Marco Carta, Valerio Scanu, Emma, Pierdavide Carone, Noemi sono stati i principali protagonisti del Festival della Musica Italiana, ma quanto possono effettivamente rappresentarne il futuro? Io credo che la musica preconfezionata in mano a personalità studiate  a tavolino nei minimi dettagli, non possa essere la giusta risposta; ci sono pochi talenti e poche cose da dire, forse dovremmo partire da questo presupposto e trovare la strada cercando in altre direzioni a costo di metterci degli anni. Facilitarsi la vita e accontentarsi di quello che ci propongono i burattinai della TV  è una soluzione di comodo che non potrà portare mai a nulla di buono. Spero di non essere la sola a pensarla così.

Adriano Celentano vs Mario Rossi, il SuperUomo che paga il canone

Argomento del giorno? Il Festival di Sanremo, of course. Io non me lo sono perso e non me lo perdo da quando ero bambina e sognavo di scappare in America con l’effeminato Luis Miguel che cantava “Noi ragazi di ooooogi noooi”. A dire il vero gli articoli da scrivere sull’argomento sarebbero due, uno dedicato al Festival e alle canzoni, un altro invece dedicato allo “scandalo” Adriano Molleggiato Celentano. “Che barba” direte e devo ammettere che anche la mia di barba non scherza per quanto è diventata lunga. Ma come si fa a stare zitti e a non intervenire. Io il grande Adri lo amo e avrei messo volentieri anche lui in valigia negli anni 80, mentre organizzavo la mia fuga negli States. Ma questa è un’altra storia, e allora non mi dilungo e arrivo al dunque partendo da una considerazione banale che consiste nel bizzarro rapporto instauratosi tra l’italiano medio e il canone RAI. Una cosa in questi ultimi giorni “ante Sanremo” l’ho capita perfettamente:

IL CANONE GASA.

Regala al nostro Mario Rossi (ogni riferimento a italiano medio è puramente casuale) un delirio di onnipotenza mai visto. Il fatto di poter dire “Perché IO pago” lo fa crescere in altezza e in massa muscolare, lo fa sentire potente e importante come se il canone l’avesse pagato personalmente per le famiglie di tutta Italia. Di conseguenza succede che quando “Mamma RAI” fa qualcosa da lui non apprezzata, si sente immediatamente autorizzato a salire sul pulpito, pronto a lanciare insulti allo sgradito di turno. E quest’anno è stata la volta del Molleggiato, personaggio davvero ben poco presente in televisione, dove si sa, di norma c’è posto per tutti: mezze calze, nani e ballerine, prezzolati profumatamente per dare sfogo ai più svariati teatrini televisivi. In questo caso però, pagarli piace da matti. E se per caso qualcuno viene chiamato per non sculettare in TV e dire banalità in un italiano stentato, eccoci pronti a saltare su tutte le furie. Chi è Adriano Celentano? Un uomo di 74 anni, cantante bravissimo, attore piacevole, personaggio televisivo che si può apprezzare o no. Chi è Mamma RAI? Un ente benefico che regala soldi al primo cretino che si presta? I don’t think so. L’ospitata del Molleggiato, pagata profumatamente ha fatto gola a tanti, sponsor pubblicitari in primis, che sapevano benissimo a cosa sarebbero andati incontro se di mezzo ci fosse stato “Re Mida” Celentano. Ma la famiglia Rossi incalza e insiste: “Tutti questi soldi buttati via, che vergogna!!” Apporterei una piccola, modifica alla frase, trasformandola in: “Tutti questi soldi dati in beneficenza, che vergogna!!” Proprio così, nessuno ne parla, ma è risaputo che il lauto compenso del cantante più discusso d’Italia verrà devoluto in parte ad Emergency e in parte a famiglie bisognose. E lo volete sapere un altro scandalo? Per non gravare sui beneficiati, Celentano ha voluto accollarsi anche le forti tasse derivate dal suo cachet. Ma non basta, non è sufficiente perché….”sono IO che pago un artista che tutto sommato potrebbe anche venire gratis dato che si diverte a fare il suo mestiere e poi uno se vuole fare davvero beneficenza la fa senza dire niente a nessuno e sicuramente è la solita montatura e poi chissà mai cosa fanno sti qua di Emergency e le famiglie bisognose saranno davvero bisognose? Io fosse stato per me i soldi li avrei dati sicuramente a qualcun altro!” ………….. Ma non è che staremo esagerando? Ma non è che stiamo diventando tutti quanti matti e dovremmo ridimensionarci un pochettino? Ho una sensazione sinceramente: eravamo prevenuti sul personaggio ancora prima che salisse sul palco dell’Ariston e martedì sera, in quei 50 minuti di ospitata, non vedevamo l’ora che pronunciasse la prima frase per metterlo immediatamente alla gogna, cercando ogni minima scusa (e il suo intervento ne ha date da vendere) per sentirci in dovere di chiederne l’immediata censura. Personalmente l’intervento mi è piaciuto, ma non faccio testo perché lo stimo, anche se questo non vuol dire che sono completamente scema e incapace di criticare. Sono rimasta folgorata dall’inizio, da quella simulazione di scene di guerra con effetti speciali di fortissimo impatto. Sono d’accordo con lui in parte su ciò che ha detto a proposito di certe riviste cattoliche, approvo pienamente il discorso contro la soppressione dei treni notturni, quello a favore dell’operato di Don Gallo e per quel che riguarda Aldo Grasso…ce ne sarebbe da dire un bel po’, ma ritengo sia un personaggio che sta cominciando a perdere credibilità. Trovo poi che su certi argomenti vada troppo a braccio, rischiando la retorica e quando parla di Dio, rischia di impelagarsi in cose evidentemente più grandi di lui con risultati poco interessanti e molto confusionari. Ma nonostante questo, sapete che vi dico? Lunga vita ad Adriano, lunga vita ad un uomo/artista/punto di riferimento che si prende sempre le responsabilità di tutto ciò che dice e che senza nessun tipo di paura fa NOMI e COGNOMI, lontano mille miglia da “leccaculismi&pappette”, noncurante di poter essere scomodo e sgradito a Tizio, Caio e Sempronio o al potente di turno. Smettiamola con i soliti discorsi che al Festival si dovrebbe parlare di musica, non è che un inutile scusa per sentirsi più autorizzati a non far funzionare il cervello, per non rischiare di avere delle idee, magari del tutto opposte a quelle del “predicatore” per antonomasia, ma comunque delle IDEE, belle e sane che possano portare ad un analisi critica e ad un confronto. Ad oggi c’è chi è a favore e c’è chi è incazzato nero, ma di fatto si sta parlando di argomenti interessanti. Chissà perché, ho la sicurezza che nessuno avrebbe avuto nulla da obiettare se il super ospite fosse stato qualche calciatore o qualche starlette del momento. Un paio di anni fa era venuta la bella Jennifer Lopez, tutt’altro che una starlette, una brava professionista che aveva fatto il suo mestiere di ballerina e cantante e in questo caso, ovviamente, la visione di chiappe&tette danzanti non aveva minimamente turbato. Era venuta gratis? Non risulta, anzi. Aveva devoluto il suo compenso in beneficenza? Pare proprio di no, però era tanto caruccia e soprattutto aveva usato la sua bella voce per cantare e per non dire cose scomode, così il Signor Rossi e famiglia si erano sentiti più sereni e felici di aver speso bene i loro soldi. A volte ci basta così poco per essere felici, ho questa sensazione e mentre rimugino mi rendo conto che alla fine non ho ancora parlato di musica…eggià, un articolo non basta. Aspetto l’ultima puntata di sabato e ne approfitto per ascoltare qualche volta in più le canzoni, servirà a chiarirmi le idee. Celentano tornerà pare, ma con la supervisione dei Vertici RAI che controlleranno il suo operato mentre lui si farà due risate. Anche a me scappa da ridere e proporrei a questo punto una visione del Festival registrata con applausi finti e una buone dose di “bippate” al fine di censurare le  battute troppo audaci del Molleggiato, dopo tutto a che serve la democrazia? È un’opinione, proprio come la matematica.

Fiumi di canzoni e poco da dire: il mercato dei nuovi “fenomeni”

Appena usciti dal Talent Show cominciano a prendersi un po’ troppo sul serio, Marco Mengoni è uno di questi. Una vocalità davvero interessante e nel giro di pochi anni tanti bei riconoscimenti, il terzo posto alla 60esima edizione del Festival di Sanremo, il disco di platino, il Best European Act agli MTV Europe Music Award, ma aspettiamo ancora un attimo a chiamarlo fenomeno. Lo invitiamo anche ad andarci piano con gli acuti, le grida e i movimenti da tarantolato durante le sue performance, rischia di farsi male. Siamo travolti ormai dal susseguirsi delle novità musicali, da voci ogni volta “meravigliose e ineguagliabili”; ogni anno crescono a dismisura i Talent, aumentano le manifestazioni e le premiazioni, Music Award, Festival, dischi d’oro, di platino, di bronzo, di carta, di legno e chi più ne ha più ne metta. Risulta davvero difficile dare credibilità a chiuque sia in grado di fare bene un vocalizzo. Si ha la sensazione che l’arte, quella vera, non abbia più alcuna importanza e che tutto faccia brodo, basta guadagnarci sopra un sacco di soldi. Nulla contro Marco Mengoni, sicuramente un bravo ragazzo che si è dato tanto da fare per raggiungere il successo, ma quanto durerà? Nel frattempo scalpitano gli altri aspiranti artisti, pronti a vincere l’ennesimo Talent e ad assicurarsi la pubblicazione del loro primo orecchiabile singolo, nonchè “cronaca di un disco di platino” annunciato. Nel frattempo  il cantante di Ronciglione continua a cavalcare l’onda e dopo l’uscita nel 2010 di Re Matto Live, quest’anno ha pubblicato il suo primo album in studio, Solo 2.0, anticipato dal singolo Solo (Vuelta al ruedo). In questi giorni è invece on-line il video ufficiale del suo secondo singolo, Tanto il Resto Cambia, brano d’amore in cui viene rappresentata la fine di una storia e i conseguenti momenti di solitudine, terribili ma affrontabili; una tematica un po’ diversa dal solito insomma (!!!). Il disco al momento dell’uscita è immediatamente salito in cima alla classifica; ce ne rallegriamo e gli auguriamo ovviamente ancora molti anni di successo, nella speranza che Marco Mengoni, Emma Marrone, Alessandra Amoroso, Noemi,  Marco Carta, Valerio Scanu, Loredana Errore, Giusy Ferreri e tutti quelli che verranno ancora, non siano l’ennesimo esempio di pseudo-artisti che, dopo aver sfruttato il momento d’oro, grazie ai molti soldi guadagnati,  finiranno per aprire un ristorante o un locale per VIP nella “Milano da bere”.