Il Sanremone va avanti da sè…

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Un Festival di Sanremo tradizionale quello di quest’anno, in diversi momenti talmente tradizionale da rasentare il noioso, ma tutto sommato onesto. Carlo Conti sta facendo il presentatore, alla sua maniera da diligente  impiegato RAI, affiancato dalle due vallette  (che non sono vallette) Emma Marrone e Rosalba Pippa  con cui può dormire sonni tranquilli perché non hanno offerto e non stanno offrendo colpi di scena, se non per quel che riguarda l’abbigliamento tipico di chi non conosce l’eleganza e una serie di battute degne di un animatore alla festa delle medie (e quindi, sai che risate!). Decisamente più dentro al ruolo, la piccante Rocio Munoz Morales che, in ogni caso, come le sue colleghe e il presentatore stesso, non può fare a meno di leggere dall’inizio alla fine Santo Gobbo Suggeritore.

Emma Marrone

Devo essere sincera: per la prima  volta in 30 anni, appena avuto notizia di chi avrebbe presentato e, a grandi linee, di chi avrebbe concorso alla 65esima edizione della nota kermesse sanremese, avevo deciso che non avrei guardato nemmeno una puntata, ma poi…la curiosità uccise la gatta, e così eccoci qua. Ho aspettato che si arrivasse quasi alla fine per potermi fare un’idea sulla qualità delle canzoni, proprio per il fatto che mi è capitato spesso di ascoltare dei testi per la prima volta e non avere alcun tipo di sensazione, cambiando poi idea in positivo al secondo e terzo ascolto. In linea di massima, per quel che mi riguarda, anche per la musica  vale sempre la regola che la prima impressione è quella che conta  e quindi, quando un pezzo è davvero valido, ti deve colpire e conquistare sin dalle prime note, e sicuramente quest’anno non è andata così. Dover constatare che su 20 partecipanti l’unico portatore sano di grinta è stato Nek, il bravo ragazzone di Sassuolo, la dice già lunga sul livello di verve di queste serate. Confidavo molto su Irene Grandi che ha portato un pezzo piacevole, con una canzone che pareva scritta da Ligabue (in questa sua ultima fase un po’ decadente) ma che certo non ha spaccato, come aveva fatto invece qualche anno fa con “La cometa di Halley”. Non posso dire di non aver trovato del buono in alcune canzoni: tema dominante come sempre l’amore, in tutte le sue forme e misure, e non c’è niente di male, anzi penso sia giusto così. Lo abbiamo constatato più volte che i rari tentativi di fare musica impegnata o d’élite all’interno del contesto leggero del Festival, sono spesso andati a farsi friggere e sono risultati spesso ben più banali del consueto e rassicurante parlar di amanti che si baciano tra le stelle, farfalline birichine, girasoli che non ridono e mani intrecciate sullo sfondo di nuvole al sapor di panna montata.

Sanremo 2015

Chiaramente, da brava e assidua ascoltatrice, ho voluto fare anche io il mio toto-vincitori, stilando due personali classifiche,  una “emotiva” che rispecchia il mio gusto personale e una “razionale”, che cerca di essere più obiettiva. La mia “pancia” di donna che ama immedesimarsi in ciò che ascolta, assicura dunque il podio a Nesli con la passionalità di “Buona fortuna amore”,  preceduto da Bianca Atzei  con la struggente “Il solo al mondo” e da “Straordinario” di  Chiara che con la sua voce bella e potente, gioca in maniera sapiente con un pezzo grazioso e soprattutto piacevole da un punto di vista musicale. La mia classifica “razionale”  premia invece l’essenza vintage di Annalisa e la sua “Una finestra tra le stelle”, riconferma Chiara, ma al secondo posto, e assicura la medaglia d’oro al super in forma  Nek con l’orecchiabilissima “Fatti avanti amore”. Premio a parte della critica a Malika, che con “Adesso e qui” porta un pezzo piuttosto pretenzioso, ma obiettivamente più originale rispetto agli altri. Non si preoccupi troppo chi non è d’accordo con me, perché come ogni anno i miei pronostici non troveranno conferma e non azzeccherò nemmeno un titolo. Appuntamento questa sera sul mio divano, a rifarmi gli occhi con la performance di Gianna Nannini che con il suo battesimo all’Ariston saprà sicuramente confortarmi delle successive incazzature che mi prenderò, inorridendo di fronte alla consacrazione a nuove star della musica italiana de Il Volo (belli di mamma, pizza, mandolino e mafietta), Moreno (sia maledetto chi gli ha fatto credere di essere bravo e pure figo, perchè purtroppo lui ci ha creduto e ancora ci crede ) e Marco Masini, che con questa nuova aria da saggio e il piglio intimista, si assicurerà pure il premio della critica…povero mondo e poveri noi!

Emma, Arisa, Noemi: mi piacciono le donne che vincono con la voce e non con la…farfalla

La musica è finita, quella di Sanremo si intende e Emma Marrone si porta a casa la medaglia d’oro in questa ultima e tormentata kermesse sanremese. Finale completamente al femminile, un bel tris di donne, oltre alla vittoria di Non è l’inferno di Emma,  la medaglia d’argento è andata ad Arisa con La notte e quella di bronzo alla rossa Noemi con Sono solo parole. Chi si è lamentato del poco spazio dato alla musica ha clamorosamente sbagliato o polemizzato inutilmente: sono state serate intense dove più che mai la canzone italiana è stata la protagonista principale.

Non sono mancati i diversivi. Tante chiacchiere sulla vicenda Celentano, pochi concetti e battute pecorecce da parte dei nuovi/vecchi comici a corto di idee (Geppi Cucciari esclusa)  e soprattutto tante, tante inutilità in merito al  volgare coup de théâtre di Belen Rodriguez. Già, perché a partire da mercoledì notte la maggior parte dei giornali e dei programmi televisivi, ha avuto un bel da fare su un argomento che di culturale ed artistico aveva ben poco: il vestito della Rodriguez. I dibattiti “intelligenti” in merito erano d’obbligo e la domanda nasceva spontanea:  la “nobildonna” argentina ce le aveva le mutande  oppure no? Chissà se lo saranno domandato anche i censori RAI, chiamati apposta per sovraintendere alla rassegna e per fare in modo che non venissero dette cose fuori luogo. Evidentemente lo stesso discorso non è valso per il buon gusto nel vestire, bocche cucite, ma “patonze” di fuori perchè la mercificazione del corpo femminile non è mai un problema. Il pubblico maschile ha apprezzato e in fondo che male c’era? La donna è meglio nuda che vestita e il maschio latino è verace,  lassista al 100%, basta che non gli tocchi la mamma, la sorella e la fidanzata/moglie.  E quello che forse mi sconforta di più è che non sono solo gli uomini  a pensarla così, ma anche moltissime donne che scambiano l’esibizionismo con l’emancipazione e si prestano consenzientemente ad un gioco che ci fa tornare indietro tutte di 10.000 anni.

Che i vestiti incriminati  fossero d’alta moda non ci piove, erano pure molto belli e che si sia visto qualcosa o meno alla fine conta ben poco, non è quello il punto, è il messaggio che passa che è deprimente. Abbiamo lottato ferocemente per far sentire la nostra voce, per i nostri diritti e la nostra emancipazione, eppure non è servito un granchè se una donna incantevole come Belen Rodriguez utilizza questo genere di squallidi escamotage per attirare l’attenzione su di sé, senza averne nessun bisogno tra l’altro. Lo ha fatto consapevolmente, lo ha detto e se ne è vantata asserendo che la televisione è spettacolo e anche la provocazione ne fa parte. Beh, sarò impopolare, ma ritengo che questo genere di teatrini, di provocatorio abbiano ben poco. Sono banali e non fanno un bel servizio alla figura femminile, ma anzi la sminuiscono perché  le donne, quelle vere, hanno altre armi per farsi apprezzare e la signorina Rodriguez, oltre ad aver dato un esempio di scarsa eleganza, ha dimostrato di essere la prima ad avere ben poca fiducia nelle sue reali capacità artistiche. Aggiungo che una donna intelligente, una vera professionista dovrebbe conoscere perfettamente anche l’importante concetto del senso del luogo e lei non l’ha fatto, al contrario si è dimostrata totalmente inconsapevole, scambiando l’Ariston, uno dei teatri più celebri d’ Italia, per un fatiscente Night Club di provincia. Non si trovava lì per presentare uno spettacolino di serie B, ma Sanremo, il Festival della Canzone Italiana. Per fortuna ci hanno pensato i suoi compagni di avventura a fare bene il loro mestiere e far parlare la musica, rinunciando volentieri a qualche articolo scandalistico in più sui giornali. È andato tutto bene alla fine, anche se forse mi aspettavo qualcosa di più. Non è stata una delle edizioni più scoppiettanti, non sono rimasta colpita da nessun pezzo in particolare, tante canzoni orecchiabili ma nulla che spiccasse. Ho apprezzato l’originalità dell’ eliminata Irene Fornaciari, la profondità e il feeling del duetto Dalla-Carone, la grinta di Dolcenera, la spiritualità di Eugenio Finardi, la classe di Nina Zilli e dei Marlene Kunz, anche se il pezzo con Sanremo non aveva niente a che vedere. Che dire invece della vincitrice e delle sue colleghe finaliste? Tre brave ragazze ( che non guasta mai) che fanno onestamente il loro mestiere e propongono pezzi destinati a rimanere nella memoria per una stagione, forse due; tre ragazze provenienti da tre diverse “fabbriche sfornatalenti”, AmiciX Factor e Sanremo Lab. Dicono che, volenti o nolenti, dobbiamo accettare che il futuro della musica passi attraverso i programmi televisivi, ma personalmente non ne sono ancora così sicura. Li seguo con curiosità, se un pezzo mi piace lo scarico (mai lo comprerei) e lo ascolto, ma la cosa finisce lì. Sarò antica, ma continuo a pensare che gli artisti veri sono altri, non devono necessariamente passare per la televisione se vogliono lasciare un segno indelebile della loro presenza e della loro poetica. I ragazzi che escono dai Talent Show non fanno certo del male a nessuno, ma oltre a non essere minimamente fondamentali, mi sembrano più dei burattini in mano ai produttori e alle case discografiche che li utilizzano per risollevare le loro sorti e per migliorare la loro posizione, acquisendo notorietà. Questa la realtà dei fatti da qualche anno a questa parte: Marco Carta, Valerio Scanu, Emma, Pierdavide Carone, Noemi sono stati i principali protagonisti del Festival della Musica Italiana, ma quanto possono effettivamente rappresentarne il futuro? Io credo che la musica preconfezionata in mano a personalità studiate  a tavolino nei minimi dettagli, non possa essere la giusta risposta; ci sono pochi talenti e poche cose da dire, forse dovremmo partire da questo presupposto e trovare la strada cercando in altre direzioni a costo di metterci degli anni. Facilitarsi la vita e accontentarsi di quello che ci propongono i burattinai della TV  è una soluzione di comodo che non potrà portare mai a nulla di buono. Spero di non essere la sola a pensarla così.

Fiumi di canzoni e poco da dire: il mercato dei nuovi “fenomeni”

Appena usciti dal Talent Show cominciano a prendersi un po’ troppo sul serio, Marco Mengoni è uno di questi. Una vocalità davvero interessante e nel giro di pochi anni tanti bei riconoscimenti, il terzo posto alla 60esima edizione del Festival di Sanremo, il disco di platino, il Best European Act agli MTV Europe Music Award, ma aspettiamo ancora un attimo a chiamarlo fenomeno. Lo invitiamo anche ad andarci piano con gli acuti, le grida e i movimenti da tarantolato durante le sue performance, rischia di farsi male. Siamo travolti ormai dal susseguirsi delle novità musicali, da voci ogni volta “meravigliose e ineguagliabili”; ogni anno crescono a dismisura i Talent, aumentano le manifestazioni e le premiazioni, Music Award, Festival, dischi d’oro, di platino, di bronzo, di carta, di legno e chi più ne ha più ne metta. Risulta davvero difficile dare credibilità a chiuque sia in grado di fare bene un vocalizzo. Si ha la sensazione che l’arte, quella vera, non abbia più alcuna importanza e che tutto faccia brodo, basta guadagnarci sopra un sacco di soldi. Nulla contro Marco Mengoni, sicuramente un bravo ragazzo che si è dato tanto da fare per raggiungere il successo, ma quanto durerà? Nel frattempo scalpitano gli altri aspiranti artisti, pronti a vincere l’ennesimo Talent e ad assicurarsi la pubblicazione del loro primo orecchiabile singolo, nonchè “cronaca di un disco di platino” annunciato. Nel frattempo  il cantante di Ronciglione continua a cavalcare l’onda e dopo l’uscita nel 2010 di Re Matto Live, quest’anno ha pubblicato il suo primo album in studio, Solo 2.0, anticipato dal singolo Solo (Vuelta al ruedo). In questi giorni è invece on-line il video ufficiale del suo secondo singolo, Tanto il Resto Cambia, brano d’amore in cui viene rappresentata la fine di una storia e i conseguenti momenti di solitudine, terribili ma affrontabili; una tematica un po’ diversa dal solito insomma (!!!). Il disco al momento dell’uscita è immediatamente salito in cima alla classifica; ce ne rallegriamo e gli auguriamo ovviamente ancora molti anni di successo, nella speranza che Marco Mengoni, Emma Marrone, Alessandra Amoroso, Noemi,  Marco Carta, Valerio Scanu, Loredana Errore, Giusy Ferreri e tutti quelli che verranno ancora, non siano l’ennesimo esempio di pseudo-artisti che, dopo aver sfruttato il momento d’oro, grazie ai molti soldi guadagnati,  finiranno per aprire un ristorante o un locale per VIP nella “Milano da bere”.