Scandalo abusi sessuali, ovvero: la scoperta dell’acqua calda

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Quando è arrivata la notizia inerente le accuse di violenza sessuale contro Fausto Brizzi, la mia prima reazione è stata di scetticismo. Forse perchè il “fenomeno molestie” arrivato tutto di un colpo  con una valanga di denunce e dichiarazioni, stava quasi assumendo i toni della farsa, o forse  perchè l’unica volta in cui avevo avuto modo di incontrarlo, nell’ambito di un evento dedicato a noi studenti di cinema mi era sembrato una persona tranquilla, per bene e alla mano. Avrebbero potuto farmi mille altri nomi e li avrei trovati più credibili.

Poi ho cominciato a documentarmi meglio, ho guardato più volte l’inchiesta condotta dalle Iene di cui spesso non condivido il modo sensazionalista di fare giornalismo, letto articoli, guardato programmi televisivi che affrontavano l’argomento.

Continuo ad avere la mia idea fissa sulle cosiddette giurie popolari e i processi sommari. Non mi piacciono, possono essere fuorvianti e pericolosi, e oltre a coinvolgere l’accusato, vanno a gettare nel fango e a rovinare anche i familiari che in genere colpe non ne hanno. Non vorrei essere nei panni della moglie di questo  regista italiano che in questi giorni oltre ad essere disegnata ufficialmente come la compagna di uno stupratore è barricata in casa con sua figlia senza nemmeno la libertà, come ha scritto lei in una lunga lettera al Direttore del Corriere della Sera, di scendere a fare una passeggiata al parco con la sua bambina di un anno e mezzo.

Penso anche che tutte queste testimonianze che stanno arrivando come un fiume in piena andrebbero verificate e diffuse con estrema cautela, non a tutela di un molestatore (fino a prova contraria), ma a tutela di un tema che è serio e non dovrebbe essere banalizzato facendo pensare a chiunque di poter lanciare accuse a caso, forte del momento favorevole e della “tivvù” che ti può dare spazio e visibilità,  facendo le veci di un commissariato di polizia.

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Detto questo però, nonostante la mia opinione valga meno di zero, io a quello che è stato raccontato dalle ragazze su Brizzi ci credo e non so nemmeno dire perché all’inizio la mia reazione sia stata di incredulità.

Di cosa ci stupiamo?

Di cosa mi stupisco?

Per quel poco che ci ho bazzicato io quel mondo lì l’ho conosciuto e l’ho soprattutto osservato

Io certe cose le ho viste o ne ho sentito ampiamente parlare da amiche attrici e addetti ai lavori. Il clima maschilista, chiuso e poco favorevole nei confronti delle donne l’ho tristemente respirato a pieni polmoni nel backstage di alcune produzioni. Insieme all’arroganza, all’ aggressività,  alle battute grossolane di chi è consapevole di avere il coltello dalla parte del manico. Sempre e comunque.

Ricordo bene il mio entusiasmo nell’aver avuto dopo mille giri il contatto dell’assistente di un noto regista e attore che veneravo e con cui sognavo di lavorare. E ricordo la maleducazione e la supponenza con cui mi era stato detto che i casting erano blindatissimi e che non era nemmeno il caso che mandassi il mio materiale. E ancora ricordo la delusione nello scoprire che una conoscente si era sentita chiedere dal regista in questione se già l’avessero messa al corrente su quale fosse la conditio sine qua non per lavorare con lui: farci sesso. Tutto questo (ovviamente!) finalizzato al raggiungimento di una migliore empatia in scena che avrebbe portato a lavorare meglio alla realizzazione dello spettacolo.

Una cosa orrenda e disgustosa che però, alla fine, non mi aveva così tanto scosso, e, ripensandoci, questo era il dettaglio ben più grave: la rassegnazione. Una silenziosa accettazione dell’inaccettabile che ha contribuito all’aumento esponenziale del malcostume e degli abusi. Una sorta di tacito accordo in base al quale in quel mondo le cose possono andare così  e dunque una mano sul culo, una battuta volgare, un’avance non gradita possono anche fare parte del gioco E che sarà mai in fondo? Sarai mica nata ieri? Vorrai mica scandalizzarti e passare per una mammoletta provinciale con poca stoffa per salire sul carrozzone a giocarti le tue chances?!

Se è difficile essere donne, è ancora più difficile essere attrici ed è per questo che io stimo molto tutte le mie amiche che con impegno, dedizione e fatica ci sono riuscite. Senza compromessi, ma solo con tanto duro lavoro, tenacia, pazienza e un pelo non indifferente sullo stomaco.

Dire no a certo tipo di atteggiamenti schifosi è possibile, scappare da situazioni che non piacciono pure, denunciare un po’ meno.

defaultPer chi non ci è mai passato e quel mondo così attraente lo osserva solo da fuori, può sembrargli una passeggiata, un ambiente fatto di lussi, divertimenti e privilegi, ma non è così.  Per una donna le difficoltà raddoppiano: siamo tante, troppe per pochi ruoli. Dobbiamo essere brave, belle, sveglie, competitive, pronte ad adattarci e a schizzare da una regione all’altra, alla caccia di provini  in cui si presenteranno in 200  per un posto solo.

Sempre col sorriso e la battuta pronta, spiritose e gentili al tempo stesso, anche quando magari avremo di fronte qualcuno meno professionale di noi a dirigere il gioco e a farci sentire a disagio. Non sarà sempre così, non voglio essere fraintesa perché quello  del’attore non è solo un mestiere duro e complicato. È davvero una delle professioni più stimolanti e arricchenti  di questa terra, fatta di emozioni indescrivibili ed incontri con professionisti e maestri di vita indimenticabili. Un modo davvero unico per mettersi costantemente in discussione imparando a stare al mondo e a gestire ogni tipo di situazione come non mai. Però non è solo quello purtroppo e una donna spesso fatica di più a ritagliarsi il suo spazio, soprattutto nel cinema italiano in cui spesso o volentieri le mille sfaccettature di un personaggio femminile non vengono richieste, a differenza del teatro. Due ce ne devono essere:  drammatica o comica. Sexy o buffa. Difficile uscire da quei clichè che rischiano di incatenarti ad un ruolo fisso per tutta la vita.

C’è grande fermento in queste ultime settimane sulla questione, tutti ne parlano, si indignano. I conduttori televisivi di questo o quel varietà si danno un gran da fare, gli opinionisti puntano il dito, alcune ragazze raccontano le loro esperienze.  È crollato il muro di gomma degli abusi sessuali si dice, il vento è cambiato e ora le donne potranno finalmente ribellarsi e lavorare in un ambiente migliore.

Lo spero, me lo auguro con tutto il cuore, ma non ci metto una mano sul fuoco.

Il timore che si cavalchi ancora alcuni mesi  una troppo facile onda per poi tornare silenziosamente al punto di partenza è forte. Troppi registi, troppi produttori e addetti ai lavori di sesso maschile. Troppi luoghi comuni e atteggiamenti sbagliati trasformatisi in norma.

Il giorno in cui i ruoli lavorativi saranno equamente divisi è molto lontano e forse anche quello in cui una donna potrà concedersi il lusso di mostrarsi finalmente per quello che è, senza paure, compromessi e finzioni.

Ovviamente non posso che augurarmi che il mio pessimismo venga quanto prima smentito mentre si combatte una battaglia importante e soprattutto doverosa.

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