Quando la violenza entra in casa

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Esistono vari tipi di violenza: fisica, verbale, psicologica e ognuna ha le sue caratteristiche. E poi c’è un tipo di violenza che si definisce «sommersa» ed è quella che viene subita in silenzio e non viene denunciata. Questo genere di violenza coinvolge maggiormente le donne e viene inflitta soprattutto dai partner o dagli ex partner. Un dato, questo, emerso dalle prime indagini ISTAT sulla violenza contro le donne in Italia, presentate venerdì scorso nella sala Norberto Bobbio dell’Ex Curia Maxima da Linda Laura Sabbadini, direttrice del Dipartimento Statistiche Sociali e Ambientali dell’ISTAT. «Una prima indagine, finanziata dal Ministero della Pari Opportunità, venne effettuata nel 2006 con uno studio durato quasi quattro anni – ha raccontato la dottoressa Sabbadini − Le prime indagini ‘pilota’ diedero risultati piuttosto scarsi, poiché ci si rese conto che la parola ‘violenza’ non veniva riconosciuta dalle donne nel momento in cui gli atti di violenza fisica, a volte anche sessuale, provenivano dai propri mariti o compagni». Nella fase successiva si decise dunque di percorrere una strada alternativa che consisteva nel descrivere la prevaricazione subita con una serie di domande dirette come: «Hai mai preso uno schiaffo?»  «Hai mai ricevuto dei calci?», «Hai mai subito un rapporto sessuale in cui non eri consenziente?» Da quel momento il numero delle risposte aumentò enormemente e ne emerse un quadro allarmante che nessuno si aspettava.

«I risultati delle indagini furono una vera e propria doccia fredda per il Paese – ha raccontato Linda Laura Sabbadini – Nel 2006 la situazione era molto diversa rispetto ad oggi, all’epoca non si parlava di questi argomenti come si parla ora, perché la violenza veniva percepita come un fatto ‘privato’ e vigeva ancora uno stereotipo: quello dell’uomo straniero che abusava della donna italiana. Adesso sappiamo che non è così, il clima è cambiato e ci sono più donne che chiedono aiuto rispetto al passato, quando il 30% delle donne intervistate dall’ISTAT raccontava di aver parlato per la prima volta solo con noi di ciò che aveva subito».

Ad oggi si rileva che il 31,5% delle donne fra i 16 e i 70 anni ha dichiarato di aver subito violenza, un dato che appare ancora piuttosto alto nonostante i passi avanti effettuati. Il fenomeno continua ad essere ancora ampio ed imponente e all’interno di questo quadro si rilevano più di 7 milioni di donne che hanno ricevuto violenza fisica o sessuale di diversa natura. Analizzando l’andamento della violenza fisica, sessuale e psicologica, il dato odierno emerso è stato quello di una diminuzione di tutte e tre le tipologie, se confrontato con i dati precedenti il 2006, poiché è letteralmente raddoppiata la presa di coscienza femminile (specie in giovane età) che porta a gestire meglio le situazioni, con coraggio e fermezza, arrivando ad interrompere relazioni con uomini «sbagliati» prima che sia troppo tardi.

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Rimane stabile e in negativo il dato inerente gli stupri e i tentati stupri, al 67% perpetrati dai partner, così come sono stabili i «femminicidi», a differenza degli omicidi degli uomini sugli uomini che sono apparsi invece in diminuzione.

È in aumento invece il numero dei figli che ha assistito alla violenza sulla madre con una percentuale pari al 65%, un elemento preoccupante dal momento che è stato dimostrato, attraverso le diverse indagini, che se un figlio maschio assiste ad un simile evento avrà una probabilità molto più alta rispetto ad un ragazzo a cui non è successo, di diventare un adulto «maltrattante». Il rischio che le violenze domestiche subite davanti ai propri figli si trasmettano per intere generazioni è davvero molto elevato e non così facile da eliminare per una sorta di disinformazione che impedisce a molte donne di lasciare il proprio partner per timore che il figlio possa perdere la figura paterna. Una figura peraltro molto dannosa.

violenza-donne1A questo scopo sono presenti figure professionali e strutture mirate per fare fronte a questo tipo di situazioni. Ne ha parlato in maniera esaustiva nell’ambito del convegno «La Città per le Donne» avvenuto il 25 novembre in Comune, Valeria Rubino, responsabile Assistenza Sociale-Direz. Politiche Sociali-uff. Minori. Esiste un call center chiamato «Mamma-Bambino» gestito da due assistenti sociali che riceve segnalazioni da parte dei diversi poli a cui hanno fatto riferimento le donne richiedenti aiuto, come i centri anti-violenza, gli ospedali, le forze dell’ordine, i servizi sociali. Questo tipo di servizio mette a disposizione delle strutture d’emergenza fornite dalle associazioni di volontariato alle quali è possibile accedere 24h su 24. «Io sono responsabile della ‘Casa Rifugio’ − ha raccontato Valeria Rubino – un luogo nel quale si lavora seriamente sul maltrattamento. Si tratta di una casa molto ampia ristrutturata nel 2012 grazie ad un forte finanziamento da parte del Ministero delle Pari Opportunità che può accogliere fino a cinque nuclei provenienti da tutte le parti del mondo. È un luogo con indirizzo segreto, a tutela della sicurezza delle donne ospiti che devono avere a disposizione un rifugio in cui potersi sentire tutelate e riflettere. Dopo poche settimane i bambini cominciano già a sentirsi a casa loro, in un luogo ‘degli affetti’ in cui riescono a percepire una maggior serenità da parte della loro mamma. Non è un percorso facile, ma quello che tentiamo di fare insieme a loro è un lavoro di sostegno e di riflessione, con la volontà di essere il piccolo pezzo di un fondamentale cammino».

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