50 sfumature di comicità…e di idiozie

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E così ci sono caduta pure io. Un bel giorno la mia amica Rachele mi chiede: “Vuoi leggere ‘50 sfumature di grigio‘?” – “Va bene”- rispondo. “Te lo presto – prosegue – “e dopo la lettura sentiti pure libera di buttarlo nel bidone dell’immondizia”.

Le premesse insomma non erano delle migliori, ma non avevo già alcun dubbio e per questo non avevo voluto aderire al fenomeno della lettura di massa del 2011, anno della  pubblicazione del libro, pubblicizzato in maniera ossessiva in televisione e sui giornali. E se a questo poi aggiungevo interviste e recensioni riportanti frasi della suddetta opera, pregne delle banalità e dei luoghi comuni, tipici di chi ha un orizzonte mentale livello “cantina” il quadro della situazione era perfettamente tracciato e il libro come già letto.

Niente di scandaloso e particolarmente hot, in questo romanzetto di E.L  James, scrittrice londinese con evidenti e scaltri “santi in paradiso” su cui contare, i quali, grazie ad un’astuta operazione mediatica, sono stati in grado di far diventare un prodotto letterario mediocre il caso dell’anno. La letteratura erotica non è una novità, esiste dai tempi dell’antica Grecia che ci ha lasciato opere sicuramente più avvincenti di questa versione grottesca (perché di erotismo non voglio parlare, quella è un’altra faccenda più interessante e complessa) di “Tre metri sopra il cielo”, costellata di personaggi degni di Beautiful, nei suoi momenti più trash.

Gli ingredienti ci sono tutti: l’amministratore delegato americanotto e riccastro, Christian Grey, considerato uomo di gran fascino ed eleganza, secondo i parametri di chi evidentemente la classe non sa nemmeno cos’è, ma in realtà  sufficientemente volgare (Mr. Grey, veste firmato da capo a piedi rigorosamente “grey”, le sue cravatte sono tutte “grey” come il colore dei suoi grandi occhi “grey” e le sfumature del suo animo “grey”); la sua preda, Anastasia Steel, ingenua e scialba studentessa, tutta codini e golfini di flanella; i genitori adottivi di lui, ricchi e residenti nella villa pacchiana di casa Forrester di Beautiful; la mamma di lei premurosa e dispensatrice di consigli su come accalappiare meglio un imprenditore griffato e l’amica del cuore, Katherine Kavanagh, bella e glamour, che darà modo ai due protagonisti di incontrarsi. Kate infatti, è direttrice del giornale dell’Università Washington State di Vancouver, in cui studia anche Anastasia, a cui chiede di intervistare al posto suo Christian Grey, amministratore delegato della Grey Enterprises Holdings Inc.

ESORDIO CON PRIMA INVEROSIMILE BOIATA: la direttrice di un giornale che chiede alla prima venuta di sostituirla in quella che viene considerato l’articolo del secolo? L’incontro con il pezzo grosso di una notissima azienda!?

Un po’ come se al mio primo giorno di lavoro al giornale i miei superiori mi avessero chiesto di andare al posto loro ad intervistare Sergio Marchionne da cui mi sarei presentata, trasandata, completamente impreparata e con una serie di domande sconvenienti da sottoporgli. Già, perché la protagonista in questione, oltre a recarsi dall’autoritario Christian con l’atteggiamento goffo e i vestiti sgualciti della nonna, tra le varie domande, pensa bene di chiedere al Marchionne “de noantri”, la domanda tipica di una persona sveglia e professionale: “Signor Grey, tutto vestito di grey… ma lei è gay?”

In quell’esatto istante, il fascinoso e irraggiungibile imprenditore non potrà che rimanere folgorato da cotanta intelligenza (!!!) ed eccitato come un cinghiale (non a caso, il verbo più utilizzato dalla scrittrice per descrivere gli amplessi del suo “affascinante” personaggio è “grugnire”!!!), comincerà a corteggiare Anastasia… alla sua maniera: quella di un povero giovane, a cui le sofferenze vissute durante l’infanzia (l’adozione e il rapporto morboso con una perfida amica della matrigna) non hanno mai permesso di instaurare alcun tipo di relazione affettiva con le donne, maturando invece una serie di perversioni sessuali, che di piccante hanno ben poco, poiché ricalcano semplicemente una serie di prevedibili clichè, tipici più dei video amatoriali e dei filmetti porno che di una letteratura erotica scritta come si deve.

50-sfumature-di-grigio-744x445“Quello che ogni donna vuole. Ovviamente” ha sentenziato il The Guardian, recensendo il romanzo.

E cosa vorremmo noi donne….OVVIAMENTE?! Senza ombra di dubbio un uomo che ci propone di firmare un bel contrattino, in cui accettiamo di sottostare ad un rapporto “dominatore-sottomessa” con un lungo elenco di regole che prevedono obbedienza totale  ad un dominatore che avrà potere assoluto sul modo di vestire, mangiare della sottomessa e che deciderà personalmente anche sulle modalità con cui la sua schiavetta dovrà curarsi, lavarsi, fare sport e andare dal medico. A tutto questo susseguirsi di regole, sogno proibito di qualsiasi donna (OVVIAMENTE!) si aggiunge una “Stanza delle torture” in cui la sottomessa sarà tenuta a recarsi  ogni qualvolta il suo Dominatore lo vorrà, accettando di buon grado di subire quanto segue: “Frustate, sculacciate, fustigazioni… senza esitazioni domande e lamentele” e poi ancora tra le numerose opzioni: “Bondage con cinghie di pelle, nastro adesivo e ceppi di metallo. Dilatatore anale. Polsi legati alle caviglie. Legatura a barra divaricatrice. Pinze per genitali. Pinze per capezzoli. Sospensione. Cera bollente.” Da quell’incontro e da quella proposta, tra Anastasia Steel e Christian Gray inizierà una relazione  in cui la ragazza si ritroverà completamente coinvolta, innamorandosi perdutamente di questo ominicchio (“che non fa l’amore ma fotte!”), con cui vivrà le stesse avventure improbabili di Brooke e Ridge Forrester, scritte con la stessa proprietà lessicale con cui io (che come è noto non sono un’autrice letteraria) scrivevo i temi in terza media.

A differenza mia invece, la signora E.L James, più simile ad una rubizza Desperate Housewife, che ad una vera scrittrice è diventata milionaria vendendo migliaia di copie di questo romanzo spazzatura cui hanno fatto seguito altre “50 sfumature”, di nero e di rosso. Lungi da me il voler giudicare le motivazioni per cui tantissime donne, di qualsiasi età, background sociale e culturale ne siano rimaste così ammaliate e colpite, ad ognuno il suo modo di concepire il sesso e l’erotismo; mi posso solo augurare che non siano poi le stesse che scendono in piazza per indignarsi contro il femminicidio, il sessismo e compagnia bella, dal momento che, vorrei non ci fossero dei dubbi sul fatto che, imporre ad una donna di inginocchiarsi, picchiarla e conficcarle frustini e bastoni nelle parti intime durante un rapporto è violento almeno quanto un ceffone, un calcio o un pugno durante una litigata. E quando leggo che importanti testate giornalistiche estere hanno parlato di questo romanzo in toni entusiastici definendolo “eletrizzante”, “scandaloso”, “bollente”, “appassionante”, nonché il nonplusultra dell’eros da una parte mi viene da ridere, dall’altra mi preoccupo e mi sento presa in giro, per i livelli mediocri e demenziali a cui, chi dovrebbe occuparsi di cultura ma di cultura ne ha poca, da troppo tempo vuole farci abituare  e rassegnare.