Il Festival degli artifizi – Sanremo 2014

Ha vinto Arisa con un pezzo dei suoi, uguale a tanti altri. L’annuncio mi è arrivato questa mattina alla radio, perché per la prima volta da quando seguo il Festival di Sanremo non ho assistito alla proclamazione finale, ma al contrario ho spento la televisione e anche piuttosto seccata nell’essere messa al corrente che a giocarsi la partita decisiva sarebbero stati la già citata Rosalba Pippa, lo sconosciuto Renzo Rubino e il detestabile Raphael Gualazzi con le sue urla da evirato accompagnate da fanatici  strimpellamenti, molto apprezzati evidentemente  anche dal molto saltellante e poco prezioso Rubino. Ma è chiaro che le artificiosità pagano, e ben poco importa se le qualità vocali e testuali abbiano lasciato alquanto a desiderare; passeranno queste canzoni e senza lasciare traccia, questo è quello che penso, da parziale inesperta della musica ma comunque attenta ascoltatrice di musica italiana e seguace del Festival dalla più tenera età. Parleranno i fatti, le vendite dei dischi e i singoli scaricati dalla rete che, è risaputo, spesso non premiano i vincitori della storica Kermesse. Salvo cinque canzoni di questo Festival, e solo due sono state già inserite nel mio lettore.

Sanremo-2014

Ho salvato la romanticamente intimista Ti porto a cena con me di Giusy Ferreri, la struggente Vivendo adesso di Francesco Renga che ho cominciato ad apprezzare solo nella serata finale, la profonda Il cielo è vuoto di Cristiano De Andrè e le brillanti e molto ballabili L’unica dei Perturbazione e Così lontano di Giuliano Palma; a farmi compagnia in cuffia sono rimaste solo le prime due. Ti porto a cena con me, rimasta al fondo della classifica  ha fatto centro fin dalla prima serata e, ne sono quasi certa, sarà una delle più gettonate in radio. Ciò che rimane, lo sanno molto bene anche gli artisti più grandi, è ciò che lascia un segno fin dal primo ascolto, soprattutto in un contesto come quello sanremese: non si dimentica un testo orecchiabile e diretto interpretato da una voce bella o comunque interessante sulle note di un empatico accompagnamento musicale. Vogliamo raccontarci che la seconda classificata Liberi o no, o la terza classificata Ora hanno a che fare con la musica popolare? Mentiremmo. Avrebbero forse avuto una maggiore ragion d’essere in un club penso, dove non potrebbero però competere con i grandi artisti che da sempre suonano nelle realtà “di nicchia” e che fanno musica vera senza il bisogno di recitare la parte dei posseduti/aspiranti artisti alternativi al pianoforte. Non metto in dubbio che ci sia tanto studio alle spalle di un Gualazzi o di un Rubino, sono inesperta in materia strumentistica e non posso più di tanto parlare, ma una buona scuola e tanto studio non sono sufficienti a fare un vero artista, e quello che vedo oltre a delle indubbie qualità tecniche è solamente tanto fumo, mascherato da originalità ed evidentemente scambiata per talento da una discutibile giuria di qualità capeggiata dal regista cinematografico Paolo Virzì, bravo quanto vuoi, ma pur sempre esperto di cinema e non di musica. Come mai, mi domando, ai vari Festival del Cinema a nessuno è ancora venuto in mente di mandare in giuria Gino Paoli o Gianni Morandi?

Fazio e Litizzetto

A differenza di questa giuria di qualità, che ha deciso snobisticamente di penalizzare le scelte più “popolari” (Renga appariva ai primi posti secondo il giudizio del pubblico), per mostrare una discutibile competenza osannando a priori il “famolo strano”, io continuo ad avere una mia idea ben definita di canzone “sanremese”. E voglio continuare a premiare la semplicità, che non deve essere confusa con “banalità”, voglio premiare i testi che si capiscono al volo, o anche a distanza di tempo, ma che  riesci comunque a fare tuoi, quelli che raccontano una storia vera, emozionando. È vero che la strada più immediata per lasciare il segno è spesso quella di parlare d’amore e di sentimenti, è la via più facile da intraprendere per farsi ricordare e la seguono molti artisti, a volte in buona fede e a volte no, ma è altrettanto vero che sono molto pochi quelli che riescono ad andare in altre direzioni facendolo in maniera significativa e, mi duole dirlo, sono solo i grandi maestri farlo, quelli che puoi addirittura ritrovare nei libri di letteratura insieme ai poeti. E a Sanremo i poeti di solito non ci vanno e se lo hanno fatto, sono stati talmente innovativi che in classifica sono stati sì primi, ma partendo dal fondo.

Non è semplice essere semplici – Luca Carboni

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O ti piace  o lo detesti, Luca Carboni fa questo effetto. Sono stata criticata più di una volta per questo mio debole per Luca “il melenso”, quello che canta con quella voce un po’ lamentosa di farfalline depresse, tossicodipendenti all’insaputa di Silvia e di cuori sotto shock che ogni tanto fanno ciock. Eppure c’è poco da fare, a me il suo modo di cantare e la sua dolcezza piacciono da morire e mi emozionano spesso, anche se l’età degli amori adolescenziali che lui canta è finita da un pezzo e le immagini da cartolina di mari, tramonti e sabbia sulla pelle da baciare che lui spesso usa, sono roba trita e ritrita, forse pure sopravvalutata. Forse è proprio quello il bello, l’evasione, la possibilità di essere catapultati con la musica in una città che è solo tua, perchè lì vivono i tuoi ricordi. Mi hanno fatto sempre questo effetto le sue canzoni, fin da ragazzina quando con i pochi risparmi, mi compravo le sue cassette taroccate dagli ambulanti: audio terrificante, ma risparmio assicurato.

I ricordi del mare

C’è un piacere che va oltre il semplice ascolto, perché allo stesso tempo trovi delle immagini e delle situazioni ben definite fatte di tanti rumori, colori e profumi che conosci molto bene. C’è il sapore di quel bacio tanto atteso, il colore di un amore travolgente, il rumore forte delle risate con le tue amiche,  o quello più dolce delle onde del mare della Riviera Adriatica, dove hai passato tante estati insieme allo zio che ti comprava la piadina, di cui riesci ancora a sentire il sapore. E non è forse arte questa? Lo è tutto ciò che ti porta altrove grazie a un artista che ti ci accompagna con la delicatezza delle parole pure e un accompagnamento strumentale perfetto che non smette di stupire e migliorare col passare degli anni. E poi non c’è solo nostalgia con Luca Carboni, non fraintendiamolo, non manca la grinta in tanti suoi pezzi e l’ironia di chi parla d’amore e sentimenti ma al tempo stesso sa che in questa vita frenetica non c’è mai troppo tempo per piangersi addosso. Perchè anche una vita raccontata nel suo modo più semplice alla fine risulta complessa e ti impone di farti o inventarti il fisico “bestiale” di un supereroe. E da uomo vero lui scrive i suoi pezzi e li canta con grande onestà, senza paura di mettersi a nudo, senza la pretesa di essere quello che non è. Gli uomini veri sanno mostrare le loro debolezze, o hanno imparato a farlo. Gli uomini veri sanno essere teneri, e te lo dicono quando hanno paura. Sanno piangere e chiedere scusa se sbagliano. Gli uomini veri non cambiano canale seccati, quando in radio passano le canzone “mielose”, perchè  anche con quelle si impara a capire le donne e un po’ più se stessi. A buon intenditor…