Non sono una Signora!

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Ieri sera mi è capitato di confrontarmi con mio padre, granata fino al midollo, sugli ultimi “scandali” che hanno toccato la Juventus; è uno dei pochi che consulto quando ho voglia di parlare di calcio, data la mia più totale incompetenza in materia, il solo uomo che non mi deride quando faccio domande calcistiche sceme e che non si è ancora stancato di spiegarmi l’incomprensibile regola del fuorigioco.

La vicenda ormai è nota: la mitica, “Vecchia Signora” è stata multata a causa dei “cori ingiuriosi” dei piccoli tifosi invitati a sostituzione degli ultras già squalificati per comportamento scorretto. Quella che doveva essere una simpatica idea, un modo per portare un messaggio di sportività e leggerezza, si è trasformata in una giornata comunque riuscita, ma macchiata da tante polemiche. Alcuni si sono dichiarati indignati, altri  invece hanno minimizzato, perché in fondo “le parolacce le diciamo tutti e i ragazzini le sentono ovunque e in continuazione”.

Di tutto il discorso fatto, che ha visto mio padre più che favorevole al provvedimento, una frase mi ha colpito in particolare:

“Se ci fosse stato ancora l’Avvocato, la presa di posizione sarebbe stata netta e decisa, non avrebbe preso la vicenda alla leggera. Aveva tanti difetti, era uno che pensava che esistesse solo la sua squadra, ma la sua signorilità e sportività erano indiscutibili. Portava lo stile ovunque andasse, caratteristica  che già all’epoca era piuttosto  assente  nei presidenti delle Società più famose.”

JuventusQueste parole mi hanno fatto riflettere su cosa voglia dire amare la Juve e sentirsi juventini oggi, su quanto possa avere senso rivendicare dei valori sportivi, cercando di distinguersi  dagli altri. Ammetto di aver sorriso anche io in un primo momento sulla questione delle parolacce, una multa di 5.000 euro per aver detto “merda” non sarà stato un po’ eccessivo? Ho avuto  risposta nel momento in cui ho provato ad immaginarmi madre di un figlio adolescente e tifoso: sarei stata d’accordo sul provvedimento. Di certo non lo avrei considerato un gesto risolutivo per nessuno, ma fortemente simbolico. E di certo avrei detto a mio figlio (ridendo sotto i baffi): “La prossima volta canterai qualcos’altro”,  non: “Hai fatto benissimo.”

Il “tanto peggio, tanto meglio”, “lo fanno tutti, lo faccio anch’io”, “in giro ne sentono di peggio e comunque sono più cattivi quelli con le spranghe” non è un modo di pensare che ho mai condiviso, al contrario ho sempre sostenuto che fino a quando  ci faremo andare sempre bene tutto, in nome dei tempi moderni  che in compenso non cambiano le vecchie abitudini, dimostreremo arretratezza più che apertura mentale.

“Da sempre il calcio è il nostro “eccitante legalizzato” ha scritto Massimo Gramellini sulla Stampa. Di conseguenza ci  sentiamo autorizzati ad essere degli incivili in uno dei pochi luoghi in cui ci viene concesso, ed è per questo che ci appare del tutto risibile che dei bambini in curva imitino gli adulti che non sono, intonando un coro sboccato. Paradossalmente è come li autorizzassimo a pensare: “Ma uffa… se do del coglione al professore a scuola mi sospendono. Se dico a mamma e papà che sono dei bastardi, mi piglio due schiaffi. Adesso non posso neanche sentirmi più libero di dire merda al mio avversario allo stadio?”

È questa la realtà: in ambito calcistico (e non sportivo, attenzione!) il malcostume è da sempre tollerato, ma non è di fatto una cosa così logica. Non si sa bene perché, ma la regola vuole che per essere veri sostenitori della propria squadra si debba essere rozzi e veraci; se no non c’è gusto,  vuol dire non amiamo davvero il calcio. Di conseguenza ci appare pure logico che un gruppo di mocciosi copra di insolenze un professionista mentre fa il suo lavoro. Fa parte del gioco, è strapagato anche per questo evidentemente. Sarebbe poi interessante sapere che aumento di stipendio pretenderebbe un medico per sentirsi cantare “OOOHHHH…..STRONZO!!” in sala operatoria, o un pubblico ministero durante l’arringa in tribunale, o l’insegnante mentre spiega un esercizio alla lavagna.

A volte penso che ci sia più voglia di sfogare la rabbia repressa che fare il tifo in allegria, e alla fine non c’è niente di più liberatorio che insultare qualcuno che tanto non potrà mai controbattere, insieme ad altre pecore in coro e mai da soli, perché  “la pecora” presa singolarmente ha paura. Di certo non si prenderà mai  la briga di andare dal Brkic, o dal Buffon di turno  a urlargli in faccia: “merdona, merdina, o pupù.”

Ci hanno abituato a pensare che devono essere le istituzioni come la famiglia e la scuola a provvedere all’educazione e all’istruzione di un giovane ed è vero, guai se venissero a mancare,  ma sarebbe bene cominciare ad andare oltre. Sostenere a priori che lo sport o  il calcio sono un’altra cosa è una forma di comodo pregiudizio, perchè è molto probabile che un bambino sarà molto più propenso a prendere insegnamenti di vita  dalla sua squadra del cuore e dal giocatore che ama, piuttosto che dal vecchio professore o dai genitori che non ascolta per principio.

Se amare la Juve vuol dire amare ancora la Vecchia Signora, la squadra di Gianni Agnelli simbolo di indiscutibile eleganza e sportività, proviamo a tornare a quei valori old style che rappresentavano così bene un certo modo di essere e di pensare, ma facciamolo con la mente più aperta, e con l’intelligenza di chi ha saputo superare i luoghi comuni, traendo profitto anche dalle cattive esperienze.

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