Quando l’attore diventa marionetta. Lo stupro di “Ultimo tango a Parigi”

È un po’ di giorni che circola sui social network la rivelazione shock rilasciata dal regista Bernardo Bertolucci a proposito di una delle scene più famose del suo lungometraggio “Ultimo Tango a Parigi”, quella del rapporto violento imposto dal protagonista Marlon Brando all’attrice co-protagonista Maria Schneider. Quando vidi per la prima volta il film, molti anni fa, rimasi molto colpita e turbata da quelle immagini violente e dolorose: una giovane  donna intrappolata in una relazione morbosa e tormentata con un uomo maturo (o degenerato 60enne?) che viene presa a tradimento e costretta ad avere un rapporto anale, mentre urla, piange e si dispera. Era finzione, per quel che ne sapevo, ma ne rimasi comunque profondamente disturbata, interiorizzai quella sofferenza e quello strazio come non mai.

Ultimo tango a Parigi

Nel 2007, a distanza di quasi 40 anni,  sono arrivate le prima confessioni dell’attrice (morta poi nel 2011 ) sul Daily Mail:

Quella scena non era prevista nella sceneggiatura. Io mi sono rifiutata, ma poi non ho potuto dire di no. Avrei dovuto chiamare il mio agente o il mio avvocato perché non si può obbligare un attore a fare qualcosa che non è nella sceneggiatura. Ma all’epoca ero troppo giovane, non lo sapevo. Così fui costretta a sottopormi a quella che ritengo essere stata una vera violenza. Le lacrime che si vedono nel film sono vere. Sono lacrime di umiliazione“.

Ed è recente la conferma quasi compiaciuta del regista stesso:

Abbiamo deciso di non dire niente a Maria per avere una reazione più realistica, non di attrice ma di giovane donna. Lei piange, urla, si sente ferita. E in qualche modo è stata ferita perché non le avevo detto che ci sarebbe stata la scena di sodomia e questa ferita è stata utile al film. Non credo che avrebbe reagito in questo modo se l’avesse saputo. Sono cose gravi ma è anche così che si fanno i film: le provocazioni a volte sono più importanti delle spiegazioni. E’ anche in questo modo che si ottiene un certo clima, non saprei come altrimenti. Maria aveva vent’anni. Per tutta la vita è stata rancorosa nei miei confronti perché si è sentita sfruttata. Purtroppo succede quando si è dentro un’avventura che non si comprende, lei non aveva i mezzi per filtrare quello che succedeva. Forse sono stato colpevole ma non potranno portarmi in tribunale per questo

Marlon Brando, scomparso nel 2004, non lasciò mai alcuna dichiarazione in merito.

Ho riletto le due interviste più e più volte e ogni volta è stata una fitta allo stomaco, ma forse ciò che mi fa stare anche peggio è vedere l’indifferenza di chi mi sta intorno. Ma come? Ci indignano tanto, e giustamente, contro la violenza sulle donne e non siamo in grado di spendere  neanche una parola sulla confessione di un abuso ad opera di due uomini, di due professionisti amati e stimati nel mondo del cinema?

Bernardo Bertolucci è stato  materia d’esame per me, l’ho amato, apprezzato e ho visto tutti i suoi film. Quando incontrò noi studenti all’Università fu un momento davvero importante e capivo molto bene quello che diceva perché in quel periodo oltre ad essere studentessa di cinema, mi stavo diplomando alla scuola per attori. È frequente e utile che il regista “approfitti” di certi stati d’animo reali dei “suoi” attori per portarli nella finzione, il rapporto che si instaura tra attore e regista è spesso molto forte e ci deve essere un atteggiamento di grande fiducia ai fini del raggiungimento dell’obiettivo artistico.

Ma mi sembra piuttosto evidente che certi limiti NON POSSONO e NON DEVONO essere oltrepassati.

Non mi si venga a dire che “le provocazioni sono più importanti delle spiegazioni” per legittimare le proprie perversioni, o semplicemente i propri capricci di uomo evidentemente amareggiato dalla vita, che ha basato la maggior parte della sua filmografia sulle personali ossessioni (l’incesto è la più frequente). Molti dei suoi film sono autentici capolavori, ma è altrettanto vero che si rimane spesso dirsarmati di fronte a certe scene di efferata crudeltà.

Non confondiamo l’arte con l’ordinaria delinquenza. Maria Schneider all’epoca aveva 20 anni, e se queste confessioni che ancora mi lasciano dubbiosa sono vere, devono far indignare, non stuzzicare o destare una morbosa curiosità.

Dov’è l’indignazione dei cinefili intellettuali di sinistra, sempre schierati in prima fila per le cause più nobili? Dov’è la costernazione dei grandi nomi della cinematografia, la solidarietà dei colleghi attori, la denuncia dei giornalisti sulle blasonate rubriche dei quotidiani?

Non c’è. E sapete perché?

Per un tacito e imbarazzante silenzio-assenso.

Ultimo tango a ParigiLa celebre “scena del burro” di “Ultimo Tango” è stata una violenza vera e propria documentata su video, niente di così diverso da quello che potrebbe fare un qualsiasi criminale, filmando un atto di crudeltà col telefonino e postandolo in rete. Con una sottile differenza: nel secondo caso il video incriminato verrebbe condiviso dagli amici teppisti che una volta scoperti, verrebbero denunciati e condannati al carcere; nel primo caso invece il reato è parte di un “film” che è stato visto da tutto il mondo, ha avuto una nomination all’Oscar, ed è tuttora definito un capolavoro della cinematografia.

Riflettiamo, soprattutto se siamo attori, o abbiamo avuto a che fare per qualsiasi motivo con questo mondo, a volte così crudele e illusorio.  Lo sappiamo bene che la violenza, di qualsiasi genere, non è mai giustificabile. Ho sentito molto spesso fare discorsi preoccupanti da certi registi: l’attore deve essere cera nelle mani del proprio “maestro” e accettare con fiducia incondizionata tutto quello che gli viene imposto.

Sono molto contenta ed orgogliosa di essermi sempre ribellata a questo modo di pensare ed agire, e ben poco importa se non farò mai davvero questo mestiere. Perché la dignità umana e il rispetto della persona vengono prima di tutto. E non c’è regista, compenso e opera d’arte che tenga.

Marlon Brando e Bernardo Bertolucci avrebbero dovuto essere denunciati, uno come attuatore e l’altro come complice, nonché mente di una violenza sessuale.

È risaputo che in Italia e nel mondo, ce ne sono molti di professionisti del settore violenti e pervertiti, la loro fama e il loro potere sono arrivati ad un punto tale che si sentono (e di fatto sono) legittimati a fare tutto ciò che vogliono, in nome di un arte che non c’è. Sfruttamento e malcostume sono le definizioni più corrette.

Se accettiamo tutto questo e non li denunciamo siamo complici, oltre che vittime.