Amore: felicità, infelicità e quieta felicità

Ieri sera mi sono soffermata a lungo su una frase di Charles Bukowski:
“Insomma, per quanto una storia funzioni sul piano del sesso o dei sentimenti, arriva sempre il giorno in cui finisce (….) Già un bel giorno tutto finisce. O due si separano o stabiliscono una sorta di tregua: continuano a vivere insieme senza provare più niente l’uno per l’altra. Credo che stare da soli sia meglio.”Charles Bukowski
Un pensiero non così insolito che ti arriva dentro come un pugno nello stomaco, non si stupirà più di tanto chi conosce la poetica e la cruda visione del mondo del grande “Charles”. E per quanto questa riflessione possa sconcertare, è innegabile che abbia una sua grande verità. Ci sono coppie fortunate e molto affiatate che si incontrano, si uniscono e per sempre si completano, ma certo sono una piccola percentuale, soprattutto di questi tempi, cosiddetti “moderni”.
E dove vanno a finire tutti gli altri? Di che sostanza è fatta la loro fragile ed inquieta esistenza?
Più volte ho sentito dire dai più scettici  che l’amore folle dura due anni, non oltre: innamoramento, amore e poi qualcosa cambia. La chiamano “evoluzione del rapporto”, si rafforzano altri importanti elementi come la stima, l’affetto, la fiducia, la sicurezza generata dalla consuetudine, ma qualcosa dall’altra parte si spegne. E il cambiamento lo puoi perfettamente intravedere negli occhi e negli sguardi di una coppia, se sei un buon osservatore.
O ci si separa o si stabilisce una tregua dice Bukowski.
Se ci si separa si è infelici e si soffre, ma forse col tempo ci si riscopre più forti attraverso una consapevole solitudine e una nuova riscoperta del sè, se invece si stabilisce quella “sorta di tregua” si opta per quella che io amo definire “una quieta felicità”. Una specie di antidolorifico a base di morfina che ti stordisce e non solo non ti fa sentire il dolore, ma ti porta addirittura a credere che tutto sommato tanto male non stai.

How do you stop!

È logico che ad una prima analisi venga subito da pensare che sia meglio il taglio netto, ma spesso e volentieri le cose vanno diversamente, ogni storia è a sé e soprattutto ogni coppia è a sé. E non è solo una questione di essere coraggiosi o meno, perché subentrano tutta una serie di fattori non indifferenti. Di norma la natura ci vuole legati a qualcun altro e ci vuole prolifici, ma non per forza monogami, eppure nel momento in cui l’uomo esce dallo stato di natura si ritrova a stabilire un contratto con lo stato che gli impone determinate regole, ulteriormente condizionate dagli orientamenti religiosi.
Non so dire se la nostra vera natura ci porterebbe a saltare metaforicamente “di fiore in fiore” alla ricerca costante di nuove avventure, non so nemmeno dire a che cosa potrebbe condurci tutto questo, ma è sicuramente certo che all’interno di moltissime coppie si arriva ad un punto dove gradualmente desiderio e sentimento svaniscono. Da quel momento alcuni intraprendono la strada del rimanere insieme come vecchi amici portando avanti un progetto comune, altri rimangono insieme detestandosi, ma non potendo fare a meno l’uno dell’altro.
“Come fai a dire che ami una persona, quando al mondo ci sono migliaia di persone che potresti amare di più, se solo le incontrassi? Il fatto è che non le incontri.”
È un’altra frase di Bukowski a cui penso spesso.

JackVettriano-TheAltarOfMemory-NCChissà, forse l’amore eterno esiste davvero, ma va cercato nel mondo, non dietro l’angolo. Le possibilità di incontrarlo sono piuttosto remote e il nostro spirito abitudinario e ben poco esploratore certamente non ci aiuta, ma al contrario, complici oroscopi e sciocche riviste, ci fa autoconvincere che sta lì accanto e, “quando meno te lo aspetti” lo potrai incontrare al lavoro, ad una festa o al supermercato.

Tutto il resto viene da sé: vecchi amici e vecchie abitudini, party e cenette,  Natale in montagna, città d’arte a Pasqua e vacanze estive al mare. Un po’ felici e un po’ rassegnati in un’epoca che non ci assomiglia, tecnologica e spietata. Tutto passa, cambia e va veloce: guardiamo, desideriamo, otteniamo e poi buttiamo, alla ricerca spasmodica e costante di qualcosa di nuovo con cui colmare un vuoto evidentemente incolmabile.

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