Viva i romantici, viva i più semplici

Sono un’amante della semplicità da sempre, la semplicità vera, quella pura che non va confusa con la banalità. Dire le cose in modo chiaro e limpido è spesso molto difficile, mentre si possono usare i concetti più incomprensibili e artefatti per non comunicare assolutamente nulla e per nascondere in modo subdolo il vuoto più totale. Ho spesso questa sensazione quando leggo certi libri o ascolto certe canzoni. Vedo tanta spocchia, uno scopiazzamento pedestre e malfatto di un certo tipo di letteratura, un darsi tante arie senza alcun merito. Checco Silvestre, il cantante dei Modà non è certamente uno che se la tira, scrive in modo semplice e a volte sì, alcuni pezzi un po’ banali lo sono, ma alla fine con lui riesco ad andare oltre perchè apprezzo quello che mi racconta e soprattutto come me lo racconta: con sensibilità e in maniera onesta . Il pezzo Se si potesse non morire, arrivato terzo a Sanremo era bello e intenso per me e avrebbe dovuto vincere, partendo dal presupposto che di norma le canzoni interessanti e innovative da un punto di vista testuale e musicale a Sanremo non vincono mai, in caso contrario la mia preferenza sarebbe caduta su Daniele Silvestri o Max Gazzè che meritavano il premio della critica a questo punto. Elio è stato sopravvalutato ed in questo pensiero so di essere impopolare, dal momento che ha avuto l’apprezzamento di tutti, in particolar modo dal pubblico giovanile che lo ha definito un genio assoluto. Quanta ansia che abbiamo sempre di gridare al fenomeno, io invece rimango dell’idea che i geni sono altri e in giro se ne vedono ben pochi; certamente ne abbiamo un disperato bisogno, così tendiamo ad accontentarci. Siamo talmente assuefatti all’ordinario che anche un battito di ciglia è in grado di scomporci. Di questi tempi e soprattutto in questo preciso momento storico mi aspetto altro dalla musica italiana d’autore, mi aspetto un senso, una storia, una traccia che mi faccia riflettere e che magari mi lasci qualche messaggio, non per forza impegnato o positivo intendiamoci, ma un segno, qualcosa che mi faccia capire che in Italia i pensieri e le parole sono ancora importanti e hanno un valore.

Festival di Sanremo

Se si potesse non morire è a mio avviso un testo perfettamente in linea con il Festival di Sanremo, una canzone intima e sentimentale. Un testo certamente non erudito, molto malinconico e nostalgico riservato a chi ama ricordare. A quei romantici a cui Checco ha dedicato il suo ultimo album, a quelli che amano le canzoni evocative che regalano immagini nitide, velocemente proiettabili nel proprio cinema mentale.

Se si potesse non morire… voi ci avete mai pensato? Io sì.

Avrei ancora vicino le persone che amo e che invece ho perso per sempre, questo è il mio primo pensiero. Non avrei più paura di stare male e vedere gli altri soffrire, ogni dolore sarebbe affrontabile e superabile, non esisterebbe più il concetto di tempo, tutto sarebbe proiettato all’infinito, e non ci sarebbero più limiti. Tutto fattibile prima o poi senza vincoli, scadenze e programmazioni. E poi, “avessi il tempo per pensare un po’ di più alla bellezza delle cose”, sarei sicuramente meno inquieta e meno scontenta, perché mi basterebbe davvero poco per stare bene, saprei dare un senso più importante a ciò che mi viene concesso in modo disinteressato e del tutto gratuito, come un abbraccio, uno sguardo, un tramonto, il mare di notte. E se le rose potessero fiorire senza spine, amerei senza il timore di ferirmi, ma forse lo farei con meno passione, senza riuscire ad imparare nulla dal dolore. Se gli animali mi potessero parlare realizzerei sicuramente un grande sogno, anche se temo che le loro opinioni non mi farebbero piacere. Gli animali sono maestri di vita da cui c’è molto da imparare, sono creature perfette al di sopra del bene e del male, con un codice comportamentale molto ben strutturato. Gli animali sono una poesia tutta da interpretare per le persone che hanno voglia di andare oltre.

E poi “dormire al buio senza più paure.”

Vorrebbe dire  svegliarsi al mattino senza brutti pensieri, con nuove speranze e aspettative, essere in grado di affrontare con determinazione i molti temporali che ti sorprenderanno durante il tuo cammino. Se li condividerai con qualcuno ne subirai il fascino, se sarai da solo acquisirai coraggio…in qualsiasi modo ne varrà la pena.

La mia vita secondo Gianna Nannini

Sabato pomeriggio, un giorno pessimo per uscire a fare shopping: strade piene, troppa gente che non mi piace in giro, eppure durante la settimana uno non ha mai tempo di fare nulla e poi i saldi stanno per finire e chissà se trovo ancora qualcosa che mi piace. Il giro è lungo e accurato, ma non produce risultati, ultimamente è davvero difficile trovare cose carine a Torino, o meglio l’abbigliamento è suddivisibile in due categorie: cose belle a prezzi esorbitanti e stracci. E allora ci rinuncio a vestirmi e meno male che c’è la musica. La musica rimane a prezzi accessibili e non delude mai anzi, negli ultimi mesi mi ha solamente dato delle soddisfazioni. A novembre infatti sono usciti gli ultimi dischi dei due Franceschi del mio cuore, Guccini e De Gregori e a gennaio è uscito il CD della donna più bella e talentuosa del mondo, Gianna Nannini: ho aspettato un po’ troppo forse, ma almeno ho dato a questo pomeriggio di mancato shopping un senso profondo.

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Eccomi a casa col disco tra le mani, chissà come sarà, se rimarrò delusa. Ogni volta che ascolti l’ultimo successo del tuo artista preferito hai sempre un vago timore che quello che verrà dopo non potrà essere altrettanto forte, perché prima o poi, è probabile, arriverà il fatidico giorno in cui ti ritroverai a dire: “Eh, però gli anni cominciano a farsi sentire anche per lui/lei, non è più quello/a di una volta”. A dire il vero il vago presentimento l’avevo già un po’ avuto perchè il primo singolo lanciato, La fine del mondo, non mi aveva del tutto convinto, non mi aveva dato gli stessi brividi di quel Ti voglio tanto bene che avevo ascoltato per la prima volta in radio due anni fa con l’uscita del penultimo successo Io e Te. Ma gli artisti che si amano non vanno traditi mai, vanno seguiti nel bene e nel male e non sarà certo un singolo poco convincente a non farmi comprare l’intero album e così, testi alla mano e cd nel lettore sono pronta a partire per questo viaggio che spero mi porti lontano.

Non ce la faccio a seguire le canzoni leggendo  contemporaneamente il testo, ho troppa fretta, sono troppo curiosa, ascolto  la struggente Indimenticabile e intanto leggo le parole di Nostrastoria, Ninna nein, Scegli me e ancora una volta ho la conferma che Gianna ha scritto un altro disco per me. Ascolto le canzoni, una dietro l’altra e resto incredula, perché dentro ci trovo la mia storia, le mie esperienze, emozioni passate, presenti e future, a volte lei mi anticipa e rende chiaro ciò che ancora non lo era, spiegandomelo in un modo meraviglioso. Ci sono poeti che te li senti talmente dentro che ti fanno sentire nuda, sono nella tua pelle e c’è poco da fare.

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Sulle note di In the rain lo stomaco si chiude e mi riscopro fragile o meglio, rischio il patetismo dal momento che due lacrime solitarie hanno deciso di venirmi a fare visita e a ricordarmi che solo le pazze possono mettersi a piangere davanti ad un libretto di canzoni.

“Hey, sembri me, come me senti tutto e non ascolti. Sembri me, sai cos’è? È il passato che mi commuove, ma non farlo ritornare ora lasciati toccare…senza difenderti. Siamo in pochi a far l’amore, a buttarci dentro il cuore. Io lo vedo che ci sei e per la vita che ci resta, ti vorrei.”

E poi sapete che succede? Che quelle due lacrimucce che scendevano non troppo convinte nel frattempo sono diventate quattro, forse pure cinque mentre cerco di fissare i pensieri sul blog e ascolto per la terza volta questo album intenso e dolcemente rock, così simile al mio modo di concepire l’esistenza. E allora capisco che forse non è che sono matta, è che sono proprio fatta così. Vivo di sensazioni, di riti tutti miei, di brividi e battiti, se mi commuovo di fronte ad una canzone, esattamente come mi commuovo davanti ad un film è semplicemente perché credo in quello che ascolto e in quello che vedo perché l’arte è parte della mia vita, è uno stimolo sempre crescente, la linea netta che dà un contorno e un’identità alle ombre.

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L’arte non spiega, l’arte introduce, non dà risoluzioni, ma chiavi di lettura e sta a te scegliere se comprendere o meno il senso di un mondo complesso, del tuo io più sconosciuto che troppo spesso preferisce non rivelarsi e non dare voce a quel portaspilli che è il tuo cuore. Ogni delusione, ogni paura, ogni sofferenza sono un ago piantato lì a ricordarti ciò che sei: un essere umano che vuole vivere una vita imprevedibile con un sottofondo musicale che sia all’altezza. Per questo ti sei scelta un bravo artista come compagno di viaggio, qualcuno che scriva e canti per te e nessun altro…per te che ti arrabbi, per te che rinunci all’amore, ma che alla fine l’amore lo fai, per te che gridi e piangi e ridi e soffri per quel niente che invece poi è tutto.

“Tornerai, perché perdersi non è possibile, noi siamo un fiume di nuvole dove nuotano i sogni. Tornerai perché perdersi non è possibile tu mi hai insegnato a sorridere e ancora ti voglio…vita mia stringimi forte per vivere. È un tuffo in mezzo alle lacrime, questa storia che parla di noi, tornerai e sarà un giorno bellissimo, un paradiso acrobatico il nostro abbraccio sul mondo. Prima o poi finisce l’inverno e prima o poi ritorna indietro il tempo, prima o poi magari ti prendo, dove sei urla forte…IO TI SENTO.”

Ancora una volta grazie di tutto Gianna.