Cesare, il fidanzato della porta accanto

Io me lo sento e ci voglio credere: un giorno arriverò a casa e incrocerò sul pianerottolo il mio nuovo vicino di casa e sarà uno preciso identico a Cesare Cremonini, oppure proprio lui in persona. Si presenterà con un bel sorriso e sarà amore a prima vista,  il famoso colpo di fulmine a cui ormai non crede più nessuno. ”Una come te, mi piace da morire”, mi dirà, oppure: “Se Dio sapesse di te, sarebbe al tuo fianco”, o ancora:  “Sei così bella ma vorresti sparire”…mi fido del tuo giudizio Cesare, anche perché uno con le tue capacità argomentative farebbe sentire strafiga pure una piastrella e ti confermo che sì, ogni tanto mi sento davvero piccola in mezzo alla folla, che sparirerei volentieri senza lasciare traccia e che l’occhio ride, mentre mi piange il cuore. Anche io, come te,  a Carnevale “non so che fare”, o meglio l’ho sempre detestato il Carnevale. Sognavo di fare l’attrice, ma senza maschere e orpelli e invece no, il maledetto giorno della festa in maschera a scuola arrivava puntuale con mia madre contenta come una pasqua che mi faceva indossare improponibili costumini e mio padre che mi accompagnava sul posto a piedi, costringendomi ad una sorta di sfilata individuale. Mi sembrava che tutti i passanti non avessero niente di meglio da fare che guardare me vestita da buffona e quel piccolo pezzo di strada da casa a scuola sembrava non finire mai.

Non è che Cesare Cremonini fisicamente sia proprio il mio tipo, eppure è uno di quelli che colpiscono, ha un viso dolce, da bravo ragazzo e un mondo interiore che sembra non avere mai fine, un mondo fatto di porte che si aprono, una dietro l’altra e ti introducono in stanze piene di cose belle. Lui arriva sul palco in perfetto orario perché non gli piace far aspettare la gente come le star cafone e ti racconta cantando il suo modo puro di vivere e amare. É un ragazzo  poetico ma semplice, tenero ma sensuale. Ieri sera al Palaisozaki si è fatto ascoltare e anche guardare, certamente non passa inosservato: è  un minuto animale da palcoscenico, uno di quelli che quando cantano fanno parlare anche il corpo. E parlano i suoi occhi, parlano le sue mani, parlano le sue gambe impazienti che si muovono al tempo della sua musica. Lo segui, ti fai trasportare da quella voce che racconta storie che riesci facilmente a far diventare tue. Ispira fiducia immediata, è l’amico a cui racconteresti i tuoi segreti più segreti, il compagno ideale che ti fa stare bene e con cui  litighi poco o niente. Al pianoforte suona e canta i suoi pezzi migliori:

“Mi vedono sempre ridere ma questa non è la realtà: piango ogni notte, sempre per lei, vieni a vedere perché…”

Ci verrei eccome a vedere il  tuo perché, caro il mio Cesare, ti seguirei in capo al mondo e, ti assicuro, insieme a me non piangeresti mai. Gli amori impossibili regalano sempre stimoli, ispirazione e grandi propositi: “Non ti farei mai soffrire”, “Non ti farei mai piangere”, “Io so bene di cosa hai bisogno” e “Come me nessuno mai”.

 Immaginare non è vivere, però arricchisce e fa bene al cuore, come le tue canzoni, Cesare. Così ti aspetto ancora in questà città che ti piace tanto, appuntamento al prossimo concerto, o chi lo sa, sul pianerottolo di casa mia per dirti che, senza dubbio, uno come te io…lo aspettavo da sempre.

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Ma quale crisi…tutti pazzi per via Lagrange!

C’è una strana atmosfera a Torino in questo periodo, siamo la capitale del lusso in tempi più che mai sospetti. Ma quale crisi economica? Ma quale crisi del commercio? A Torino i negozi non chiudono a cadenza annuale, al contrario aprono uno dietro l’altro e vantano sorti ben più fortunate. Proprio ieri ho aperto La Stampa e all’interno della cronaca di Torino ho trovato una pagina intera dedicata a Via Lagrange, “la nuova street fashion dello struscio”. Ci ho messo un attimo a capire di cosa si parlasse: “Via Lagrange celebra il sorpasso”, proclamava il titolo. “Sorpasso, quale sorpasso?” Mi sono  immediatamente chiesta e la risposta non è tardata ad arrivare. A quanto pare, grazie alle ultime nuove inaugurazioni di negozi di lusso, Jo Malone, “raffinata firma londinese celebre per le fragranze e i prodotti di lusso per la casa”, Miu Miu, “linea sofisticata e molto borghese firmata da Miuccia Prada”, Moncler e Italia-Independent, la celebre strada torinese si accaparra il titolo di zona “più cool” di Torino. E non è tutto qui, care fashion victim, gli scoop non sono finiti: medaglia d’oro a via Lagrange da una parte, ma conseguente declassamento di altre celebri vie dello shopping torinese, via Roma e piazza San Carlo (Oibò!). La notizia è utile e interessante, forse un po’ dura da accettare, ma il presidente e direttore creativo di Moncler, Remo Ruffini ha parlato chiaro: “Riteniamo che la città di Torino sia in una posizione strategica a abbiamo scelto via Lagrange perché ne rappresenta il cuore dello shopping.”

Ieri sera ha avuto luogo l’ultima inaugurazione di lusso, grande affluenza di curiosi e di vip e attenzione concentrata sul padrone di casa, Lapo Elkann, che ha presentato il suo primo store torinese, Italia-Independent. Ho un unico ricordo della griffe elkanniana: occhiali da sole fabbricati in pelle umana (o era materiale lunare??) alla modica cifra di 1000 euro, e ciò mi era bastato.  Pare che una delle linee di occhiali  più richiesta sia la linea “i.teen” per bambini dai 7 ai 14 anni (!!), fabbricata in plastica “altamente flessibile e con memoria di forma”.

Sono molto le domande che mi sto facendo in questo momento, cominciamo dalla prima:  quali bambini fanno a cazzotti per un modello di occhiali firmati Elkann? Chi sono i loro genitori? È davvero necessario (e soprattutto in questo momento storico) mandare in giro un bambino di 7 anni griffato da capo a piedi? A mio avviso assolutamente no, ma è pensiero soggettivo e del tutto opinabile, ognuno spenda i suoi soldi come meglio crede. Ma una cosa è certa a questo punto: evitiamo di piangere miseria. Se il tenore dell’articolo di un quotidiano del calibro de La Stampa è lo stesso di una qualsiasi rivista leggera e modaiola, vuol dire che tutto sommato tanto male le cose non vanno. Non proponeteci in continuazione servizi sui commercianti che si lamentano della crisi, delle poche vendite e dei saldi sempre più anticipati. Non parlateci più dei troppi negozi soffocati dai debiti e costretti alla chiusura in qualsiasi zona della Città. Il lusso tira, l’economia gira e a Torino si respira un’atmosfera miticamente anni 80…think positive, take it easy, be more cool.