Fai bei sogni, Gramellini. Preferisco i peccatori

“Sono stasera insieme a voi per dire: in questa sala siede una quota di assassini, di ladri, di bugiardi, di suicidi e io sono fratello di ogni peggio che sta in un uomo, dentro di me e in ognuno, da fratello gemello. Non sono il giudice del figlio di mio padre, non sono il suo guardiano. Amo chi d’improvviso si vergogna butta le mani in faccia e così sconta. Stasera tra di noi io amo l’ubriaco che perde la via di casa.”

Erri De Luca

Non era ubriaco Alex  Schwazer, era dopato e la via di casa l’ha persa in maniera clamorosa. È questo che voglio pensare di lui, un ragazzo che si è perso e ha perso tutto nel giro di 24 ore. Indubbiamente ha sbagliato, ha fatto una grossa fesseria, ma non mi sento certo di puntare il dito e mettermi a giudicare. Nessuno lo dovrebbe fare, la maggior parte dei mass media in primis che in questi giorni sta dando il peggio di sè. Tutti bravi, tutti moralisti. Fino al giorno prima della triste scoperta sarebbero stati pronti ad osannarlo, scrivendo articoli sulle sue doti sportive e sui suoi modi di fare di ragazzo semplice, quello che con la voce un po’ infantile e il marcato accento tedesco, rassicurava le famiglie italiane sulla genuninità del Kinder Pinguì. Da bravo figliolo a odioso furbetto, sbeffeggiato insieme alla sua famiglia con ogni tipo di battuta. E non è giusto, è disgustoso. Su La Stampa di mercoledì 8 agosto, il novello Torquemada, Massimo Gramellini pubblica una foto del giovane Alex insieme ai suoi genitori, vestiti con i costumi tradizionali altoatesini e così scrive: “ Alex Schwazer, in diretta dalla terrazza di Heidi, posa sorridente fra mamma e papà, travestiti da genitori della principessa Sissi, prima di fare un salto in farmacia. Tanto vale sorriderne, no? Nonostante le lacrime di coccodrillo, la sua vita sportiva è finita. Ora per lui comincia una marcia più importante, la vita, e non è affatto detto che la perda. Occhio ai trucchi anche lì.”

Caro Massimo, quanta spocchia, quanta arroganza e finto perbenismo. Come sei bravo a fare il moralizzatore sulla vita degli altri, non sapendone evidentemente nulla. Sai che ti dico? Mi fai più tristezza tu, rispetto ad un ragazzo di 28 anni che ha fatto un grosso errore, ma non si è certo tirato indietro nell’ammettere le sue colpe (virtù ormai dimenticata da buona parte del pianeta). Si sbaglia, perché, a differenza tua evidentemente, siamo tutti esseri umani e peccatori, e si ammette di averlo fatto, magari andasse sempre così. Tu invece no, prendi in mezzo la famiglia Schwazer al completo e la metti alla berlina con un’arroganza da far rabbrividire. E dire che ti ho sempre trovato un giornalista intelligente, con quella giusta e buona dose di pungente ironia che contraddistingue da sempre noi piemontesi. Penso proprio che il successo ti abbia dato alla testa, che il tuo spazio settimanale nel salottino radical chic di Fabio Fazio non ti abbia fatto del bene. Penso che forse dovresti un po’ badare a te stesso e a come sei riuscito a vendere centinaia di migliaia di copie del tuo ultimo libro “Fai bei sogni“, presentato a Che tempo che fa con un’atmosfera di mistero all’insegna del “Non vi rivelo il finale, accorrete in libreria, siore e siori!” Peccato che l’argomento del libro non fosse  una storia inventata, ma la drammatica vicenda del suicidio di tua madre. Mi ha disturbato enormemente, la dico tutta e tu e Fazio mi siete sembrati  il gatto e la volpe che si danno di gomito all’Osteria del Gambero Rosso. Ognuno fa quello che vuole, senza ombra di dubbio, ma mettere in piazza in questo modo un argomento così delicato e personale mi è sembrato davvero di cattivo gusto. E il cattivo gusto ti ha accompagnato nuovamente nel parlare in quel modo di una povera famiglia che in questo momento starà passando l’inferno. E chi sei tu per stabilire che le lacrime di Alex sono  lacrime di coccodrillo? Sai com’è, era un campione olimpico, medaglia d’oro a Pechino, ha passato tutti questi anni ad allenarsi  7 giorni su 7 e da un giorno all’altro, per uno stupido errore ha perso tutto: la gloria, la posizione nell’Arma e il suo ruolo di sportivo.  Probabilmente ce l’avrebbe fatta senza nessun tipo di “aiuto”, ma era insicuro; tutti si aspettavano molto da lui e aveva paura di non farcela, era fragile ed era talmente sprovveduto che si è fatto beccare subito, come un bambino con le mani nella marmellata, a differenza di tanti suoi colleghi più scaltri, forse. L’altro giorno, leggendo quelle righe, non sono riuscita a riconoscerti, non mi trovavo davanti ad un vero giornalista, ma ad un gossipparo qualsiasi che attraverso una scrittura corriva, cerca furbescamente un troppo facile consenso. Quello che hai scritto, io lo chiamo moralismo d’accatto, tipico di un certo tipo di cattolicesimo miope e retrivo che non fa certo onore ad un vice direttore de La Stampa. Cosa ne farà della sua vita da adesso in poi  Alex  Schwazer non è affar tuo e non è affar nostro, certamente questa vicenda gli ha insegnato molto:  prova a scendere in terra e a sentirti un po’ meno al di sopra dei giudizi, qualche trucco nella vita forse l’avrai usato anche tu. Nel frattempo…”fai bei sogni”, finchè puoi.