Non è un paese per timide

Un dubbio, un dubbio atroce mi tormenta. Riguarda i nuovi (o vecchi?) criteri in base ai quali si viene giudicate  “cattive ragazze”  o “brave ragazze”. Personalmente ci tengo molto ad essere considerata una brava ragazza, sì insomma, una di quelle che vanno dritte per la loro strada nel modo più coerente possibile, che cercano di rispettare se stesse e si comportano onestamente con gli altri. E poi se devo dire la verità, non ho del tutto chiaro il concetto di  “bad girl”; finchè si tratta di una “bella e dannata” può senz’altro avere il suo fascino, ma la realtà poi mi sembra un’altra  e le donne descritte come “bad” mi appaiono piuttosto delle cretinette perennemente esaltate,  che parlano, parlano e ancora parlano, in qualsiasi circostanza e contesto e hanno pure il coraggio di vantarsi perché “lorodiconosemprequellochepensano”. Peccato  che non mettono in conto che spesso i loro pensieri di originale e interessante hanno ben poco. È difficile far capire a certi soggetti che c’è modo e modo di dire le cose e che parlare sempre e comunque non è per forza una virtù: le persone con cui ti relazioni infatti non sono tutte uguali, magari sono più sensibili e certe cose non è proprio il caso di dirle, oppure altra possibilità, sono più colte e informate di te e alla fine ti faranno pure  fare una figura pessima. Ad ogni modo questo non vuole neanche dire che dobbiamo avere paura a priori delle nostre opinioni, o ancora peggio, non averne affatto.  Non vi è mai capitato di incontrare sulla vostra strada dei vostri amici o conoscenti accompagnati da autentiche amebe, travestite da brave ragazze? Le troverete in qualsiasi stagione dell’anno  con la catenina della cresima al collo e perennemente vestite di beige, di marroncino o di quel nero che “fa sempre elegante” (quando non sei capace a vestirti). Loro saranno lì,  con l’aria un po’ dimessa o la testa bassa, faticheranno a guardarvi dritto negli occhi, imbarazzate anche dalla loro ombra, incapaci di affrontare qualsiasi argomento se non quello del tempo e della pioggia. “Sai” ti verrà detto dal tuo amico “è tanto timida e riservata in pubblico, ma se la prendi da sola…è una persona davvero intelligente e piena di interessi.”

MA DAVVERO??

Sarò io che sono scettica, ma ho la sensazione che a volte si faccia prima a catalogare una ragazza come “timida” per il semplice fatto che non si ha il coraggio di ammettere che in realtà non ha proprio nulla di interessante da dire, che è priva di curiosità e saldamente ancorata alle sue quattro banali certezze nella vita. Ed è incredibile che siano proprio queste caratteristiche a farla considerare  una brava ragazza. A volte ho anche pensato che questa tipologia di donna debba possedere  un’agenda  in cui ha già scritto, giorno per giorno,  i suoi programmi dalla nascita alla morte. Quindi non confondiamo il concetto di timidezza con qualcos’altro e cerchiamo anche di non dimenticare che ogni tanto provare ad uscire dal proprio nido e darsi una svegliata non guasta. Per certi versi timida mi ci considero anche io, ma la mia speranza è comunque quella di essere considerata una persona stimolante e non una delle tante creaturine insignificanti che non lasciano mai traccia del loro passaggio. Penso che mi abbia inquadrato bene chi mi ha descritto una volta come una “timidamente estroversa”. Sono una di quelle che si trovano in difficoltà in ambienti e con persone che la mettono a disagio ad esempio; alla mia non più blanda età divento rossa come un peperone ad ogni minima domanda se per qualche motivo chi mi sta vicino mi fa sentire in imbarazzo. Tutte le volte che mi trovo in un contesto nuovo e arriva quel tragico momento dove mi viene chiesto di presentarmi, mi viene voglia di scappare dalla stanza: “Sono Consolata e bon, fattelo bastare.” É strano perché quando si tratta di scrivere mi sembra di essere sempre un fiume in piena e invece quando parlo sento che non riesco mai a dare il mio meglio, quanto li invidio quelli con la risposta sempre pronta, io invece ho sempre bisogno di prendermi del tempo per pensare. Ad ogni modo  ci provo a dire la mia in qualche modo e sono consapevole del fatto che in una società moderna, fatta di milioni di persone è indispensabile essere in grado di relazionarsi, confrontarsi e di cercare di farlo anche molto bene.  “C’è un età oltre la quale non è più concesso essere timidi e quelli che si dichiarano tali, dovrebbero subire pesanti condanne.” Lo dice  il personaggio di Anna Carla all’interno de “ La donna della domenica” di Fruttero e Lucentini, e ha ragione. Non è un paese per timidi il nostro, se non sarai mai in grado di far vedere agli altri che sei una persona in gamba e con degli argomenti, verrai penalizzato e non poco, se sei di sesso femminile probabilmente ancora di più. Care amiche donne, siamo nel 2012 e il discutibile detto che “dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna” non ci deve apparire come una bella prospettiva. Le grandi donne, camminano a fianco del loro grande uomo, e non se ne stanno qualche passo indietro;  lo sostengono e stanno dalla sua parte sempre, ma allo stesso tempo desiderano far apprezzare il loro valore al mondo intero.  Si fanno conoscere e fanno sentire la loro voce senza urlare o straparlare, valutano con intelligenza chi hanno davanti e cosa è il caso di dire o non dire, sanno perfettamente cosa fare per  farsi stimare da chi le circonda, esprimono le loro opinioni e non hanno paura di farlo pubblicamente, a costo di scontrarsi o di prendersi delle critiche. Diffidiamo da quelli che ci dicono che” l’importante è che piacciamo a loro” e il resto non conta, può essere molto romantico ma non deve neanche diventare una scusa per adagiarci comodamente nei  nostri limiti e per crogiolarci nelle nostre cattive abitudini.  Spesso accanto ad una discutibile “brava ragazza” si accompagna un perfetto egocentrico che  si alimenta  della sua trasparenza, un insicuro cronico a cui non interessa avere accanto una donna autonoma di cui essere orgoglioso, ma una innocua bambolina da poter plasmare a sua immagine e somiglianza e poco importa se non ha un suo mondo e degli interessi da coltivare, si farà piacere quelli del suo lui, correndogli dietro, muta e senza troppi perché. Ne ho conosciute tante di donne così, di tutte le età e appartenenti a tutti le classi sociali, le ho guardate con rabbia, mi sono chiesta  se davvero erano felici così, oppure no, o se magari non si erano nemmeno mai poste il problema…mi sono risposta che forse dovrei fregarmene e farmi i fatti miei per campare serena cent’anni;  la storia del “mondo che è bello perché è vario” la conosciamo tutti alla fine, l’importante è crederci.