Pezzi di uomo per donne disumane

 Sono infastidita e disgustata, cosa ben più drammatica, sono impopolare. Non perché l’impopolarità sia un dramma per me, anzi…è sempre stata motivo di vanto ed orgoglio, ma in questo caso il discorso cambia, perché davvero vorrei che molti, o meglio, molte ragionassero come me. Voglio parlare delle donne, di questi splendidi essere viventi che si stanno trasformando in qualcosa di molto lontano da quella che è sempre stata la mia personale concezione di femmina. Quali sono i sinonimi della parola DONNA secondo il mio punto di vista? Seduzione, imprevedibilità, eleganza, femminilità, intelligenza, profondità, intuizione, delicatezza. Sono queste le caratteristiche che ci rendono belle e uniche. Non abbiamo bisogno di gridare per farci ascoltare, non abbiamo bisogno di svestirci per farci guardare, ci basta davvero poco per essere eleganti e lasciare sempre un segno del nostro passaggio; sono i dettagli quelli che contano davvero e per stupirci e intrigarci ci vuole fantasia. Ma forse adesso devo parlare di queste cose al passato, perchè nell’era moderna non è più così. É da un po’ di tempo che ho determinate sensazioni e un conseguente malessere per il modo di agire di certe donne che non ci tengono ad esserlo a quanto pare, e preferiscono di gran lunga scimmiottare certe cattive abitudini maschili. Resto basita di fronte a molti comportamenti e non riesco a comprendere se la colpa dell’imbarbarimento “rosa” sia da attribuirsi ai cattivi modelli femminili proposti da cinema e televisione, o se abbiamo fatto tutto da sole e i mezzi di comunicazione di massa si sono limitati ad osservarci con occhio critico, agendo di conseguenza. Di fatto quello che sto vedendo e sentendo negli ultimi tempi non mi piace per niente. La donna si è trasformata in un vero e proprio “camionista” con tanto di canotta unta, “santino” di uomo nudo nel portafoglio e autorizzazione al rutto libero. Non me ne vogliano i camionisti che svolgono un mestiere più che dignitoso, ma pensare al gentil sesso in queste vesti mi fa male al cuore, e faccio fatica ad abituarmi a questa neonata forma di vita del mio stesso sesso che sbraita, gareggia con gli uomini a chi beve più birra, fa battute da caserma e, orrore degli orrori, dibatte a gran voce su prestazioni e dimensioni maschili. E questa ultima “perla” è quella che mi manda più in bestia. Bacchettona? Perbenista? Non credo. Siamo nel 2012, ci siamo emancipate e abbiamo lottato per questo, ma un tale atteggiamento non contribuisce certo a renderci donne moderne. É forzato, non ci appartiene, ci abbruttisce. Lasciamo certi divertimenti agli uomini, come è sempre stato; è nella loro natura e non nella nostra sbavare di fronte a determinate parti del corpo femminili, parlare di sesso in modo dettagliato e ridere sguaiatamente con gli amici per battute di dubbio gusto. Sono loro gli eterni bambini/compagnoni che si eccitano e si divertono con argomenti semplici ed espliciti, lo spirito da bar non è mai stato nelle nostre corde. La parità dei sessi non deve essere fraintesa, ci sono un sacco di ottimi motivi per rivendicare con orgoglio la nostra diversità rispetto all’altra metà del cielo. La festa della donna una volta era un’occasione per ricordare la nostra forza, le nostre conquiste sociali, economiche e politiche, adesso invece è stata snaturata del suo vero significato e si è trasformata in un giorno di ordinaria follia in cui capita che femmine invasate si ritrovino per palpare i pettorali e il culo ben oliato di uno spogliarellista debitamente prezzolato . Il cinema e la televisione d’altra parte ci rassicurano, legittimando il nostro imbarbarimento. Ogni domenica sera Luciana Litizzetto, comica ex intelligente, non può a fare a meno di parlare in modo ossessivo del sesso maschile e lo fa in maniera greve e prevedibile, mentre Fabio Fazio si delizia a farle da spalla concedendole addirittura uno spazio all’interno nella sua elitaria trasmissione Che tempo che fa per presentare il suo nuovo film, È nata una star? La storia è tratta dal romanzo di Nick Hornby e racconta di un coppia di genitori (Litizzetto-Papaleo) che scopre che il figlio adolescente (Pietro Castellitto) ha intrapreso con successo la carriera di pornodivo. Fin qui niente di male, una storia non usuale forse, ma alla fine come tante altre. Una storia che, se trattata con garbo e intelligenza con un analisi introspettiva sui personaggi, potrebbe anche offrire numerosi spunti di riflessione: dal complesso rapporto genitori figli, alle nuove problematiche dei giovani, sempre più disincantati e meno sognatori. E invece no. Il film è uscito ieri nelle sale, durante la settimana abbiamo avuto modo di vedere soltanto alcune scene di presentazione e il trailer che, di fatto, batte con insistenza su un unico concetto. Qual è? Le dimensioni del pene di un adolescente. A voi sembra normale? Non sia mai che una madre e un padre si preoccupino troppo delle reale motivazioni che possono aver portato un giovane a fare film pornografici per arrotondare la paghetta mensile. Il vero problema della mamma e insegnante (!!) Litizzetto è un altro: la sconvolgente scoperta di avere un figlio superdotato.  Assistiamo alle tragiche scenette di una NON donna pressapochista e poco interessante che discute col marito sulla virilità del figlio, non rinunciando a fare paragoni “in centimetri” tra i due maschi di casa. Volgarità e battute d’avanspettacolo a mazzi. E non è tutto: dal momento che la miseria umana non ha limiti, appare logico discuterne a gran voce con amici e parenti.

Secondo te perché sono sempre così allegra?” Dice la “raffinata” Luciana ad una vicina curiosa, mentendo sulle capacità amatorie del marito, come a sottolineare che l’unica cosa che conti nel rapporto col proprio uomo sia il peso specifico del suo attributo. E non c’è denuncia in tutto questo: c’è desiderio di essere leggeri e scanzonati, senza rendersi conto che di fatto, non c’è niente da ridere, sarebbe più opportuno mettersi a piangere…forse.

Mi si dirà che sono esagerata e noiosa, io invece continuo ad essere convinta che bisognerebbe analizzare con più serietà questi segnali d’allarme che stanno arrivando su più fronti. Che le mode e la società cambino alla velocità della luce è normale, ma questo non vuol dire che dobbiamo rinunciare ai nostri veri punti di forza. La profondità, la sensibilità, la delicatezza di una donna non saranno mai fuori moda, sono valori senza tempo, i più belli che si possano avere. Facciamo un passo indietro e riprendiamoci la nostra vera essenza, il nostro mistero, la nostra femminilità.

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